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venerdì 12 maggio 2017

Scoperta la cellula responsabile della calvizia


Il segreto della crescita dei capelli e del perché le chiome diventino grigie consiste in una proteina. A rilevare il meccanismo che potrebbe aiutare nell'identificazione di trattamenti contro la calvizie e l'incanutimento sono stati gli studiosi della Texas University Southwestern Medical Center. L'esito, in realtà, è frutto di una scoperta casuale. Il progetto di ricerca infatti era stato avviato nel tentativo di capire come Neurofibromatosi di tipo 1, una malattia genetica rara, causi lo sviluppo di alcune tipologie di tumore. 


Si sapeva già che cellule staminali epidermiche (Scf - stem cell factor), ossia cellule non specializzate, fossero le pro-genitrici dei bulbi piliferi e dei capelli. Ma non era ben chiaro il meccanismo, su cui invece fa luce la nuova ricerca, apparsa sulla rivista Genes & Development. L'attenzione dell'èquipe di studiosi si è focalizzata su KROX20, proteina finora per lo più correlata allo sviluppo dei nervi. I ricercatori hanno scoperto che nel bulbo pilifero del topo la produzione di questa proteina ha anche un'altra funzione, ossia avviare la formazione del pelo. 


Lo studio, eseguito su topi, ha messo in luce che la loro pelliccia è diventata bianca quando è stato eliminato il gene SCF nelle cellule progenitrici dei capelli. Futuro scopo dei ricercatori è testare la scoperta su cellule umane in laboratorio e capire se i processi siano reversibili. Secondo gli studiosi, l'indagine suggerisce che la presenza di Krox20 e Scf consente alle cellule progenitrici dei capelli di muoversi dal bulbo, d'interagire con le cellule melanocitiche che producono i pigmenti e di formare peli pigmentati. Se una delle due proteine manca, pertanto, i capelli possono diventare grigi o cadere. 

fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2017/05/10/news/hanno_individuato_la_cellula_che_fa_cadere_e_ingrigire_i_capelli-165126744/

lunedì 12 novembre 2012

Le staminali che bloccano il tumore del cervello

Un gruppo di studiosi provenienti dagli Istituti di chimica biomolecolare e cibernetica del Cnr, e dai centri Max Delbruck Institute di Berlino e Ludwig Maximilians University of Monaco di Baviera, hanno svelato come nei ‘giovani’ le cellule staminali nervose inducano la morte di quelle tumorali.


Lo studio ha riguardato un tumore cerebrale che colpisce soprattutto le persone sopra i cinquant'anni. Invade velocemente il cervello, incidendo in maniera significativa sulla qualità e sulle speranze di vita del paziente: da pochi mesi a un paio di anni al massimo. Si tratta del glioblastoma multiforme (o astrocitoma di grado IV), che in Italia colpisce più di settemila individui ogni anno ed è la neoplasia più maligna del sistema nervoso centrale.

Una ricerca apparsa su 'Nature Medicine' evidenzia che le cellule staminali nervose (dette progenitrici), nei soggetti giovani, sono capaci di contrastare lo sviluppo del glioblastoma multiforme, dando nuove prospettive di cura. La ricerca nasce dalla collaborazione tra l'Endocannabinoid Research Group dell’Istituto di chimica biomolecolare (Icb-Cnr) e dell’Istituto di Cibernetica (Icib-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli, il Max Delbruck Institute di Berlino e la Ludwig Maximilians University of Monaco di Baviera.


“Il cervello più ‘giovane’ riesce a tutelarsi dalla minaccia dei tumori grazie a strategie attuate dalle cellule staminali nervose”, dice Vincenzo Di Marzo dell’Icb-Cnr, che guida il Gruppo. “Queste, infatti, riescono a migrare verso le cellule tumorali di glioblastoma multiforme e a produrre specifici mediatori lipidici, gli endovanilloidi, in grado di indurre la morte programmata o apoptosi attivando i recettori dei vanilloidi, chiamati TRPV1, presenti in grandi quantità sulla superficie delle cellule tumorali”.

Questa scoperta ci direbbe perché il glioblastoma è quasi del tutto assente nei soggetti giovani, “mentre è più frequente negli anziani, che hanno una produzione più bassa di cellule staminali nervose”, aggiunge Di Marzo. “Con l'avanzare dell'età, l’incidenza del glioblastoma incrementa e parallelamente si abbassa il numero di tali cellule, deputate a migrare laddove è richiesta la produzione di nuovi neuroni o cellule gliali in caso di malattie neurologiche e psichiatriche”.