leaderboard eAdv 728

Visualizzazione post con etichetta commissione ue. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta commissione ue. Mostra tutti i post

giovedì 8 novembre 2012

Dopo 130 anni 'vanno in pensione' le vecchie lampadine

La vecchia lampadina è da riporre in soffitta. Infatti, dopo ben 130 anni, dal primo settembre, va in atto il divieto di vendita delle ultime in circolazione, ovvero quelle di potenza comprese tra i 25 e i 40 watt. Le altre erano state eliminate pian piano dall'anno 2009, in base alla normativa europea sull'Ecodesign o direttiva Eup (Energy Using Products) 2005/32/EC. Dal primo settembre 2016 il divieto sarà esteso alle lampade alogene a bassa efficienza.

Finalizzato al risparmio energetico e alla lotta contro i cambiamenti climatici, dice la Commissione Ue, il divieto è scattato nel 2009 con le lampadine di potenza superiore ai 100 watt, e dopo è stato esteso a quelle meno potenti fino, appunto, al prossimo primo settembre, quando spariranno le ultime lampadine ancora in circolazione.


Entro l'anno 2020 - secondo La Commissione Ue - le misure dovrebbero condurre a un risparmio energetico pari al consumo di undici milioni di famiglie l'anno, e a una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di quindici milioni di tonnellate l'anno. Introdotte, grazie all'invenzione di Edison, per la prima volta 130 anni fa, le lampadine tradizionali, ad incandescenza convertono in luce solo il 10 per cento circa dell'energia che consumano, mentre il resto va a produrre calore. Il loro consumo è molto più alto di quello di prodotti più recenti, come ad esempio le lampadine fluorescenti compatte e le alogene a basso consumo di energia, o di tecnologie emergenti, come i diodi a emissione luminosa (LED).

Le lampadine fluorescenti, attualmente il sistema di illuminazione più efficiente disponibile sul mercato europeo, utilizzano dal 65% all'80% di energia in meno rispetto a quelle ad incandescenza, fa sapere la Commissione Ue, ricordando che le lampadine fluorescenti costano di più al momento dell'acquisto, ma risultano più economiche nel tempo in quanto consumano meno e durano più a lungo. Stando alle stime dell'Unione Europea, ogni famiglia può risparmiare almeno cinquanta €uro l'anno sulla bolletta passando a questo genere di illuminazione.

venerdì 2 novembre 2012

Gli effetti inquinanti delle pillole contraccettive

Nel mondo oltre cento milioni di donne usano la pillola anti-concezionale. I cui residui, però, finiscono nelle fogne e vanno a inquinare fiumi e laghi con non pochi effetti sui loro eco-sistemi. L'EE2, l'etinilestradiolo, al pari di altri estrogeni, incide infatti sul sistema endocrinologo della fauna acquatica, causando ermafroditismo tra i pesci. Per questo, la Commissione Ue ha proposto di inserire l'etinilestradiolo nella lista dei prodotti farmaceutici soggetti a controlli prioritari e a norme di qualità obbligatorie.


Ma come può una pillola che serve ad evitare di rimanere incinta, rappresentare una minaccia per i pesci? Lo spiega la Brunel University che ha effettuato uno studio il quale cerca di convincere il Governo britannico a stanziare 30 miliardi di sterline per un progetto pluriennale per fare in modo di purificare l’acqua dei fiumi e dei torrenti di tutto il Paese. Ora la 'palla' è passata al Parlamento, con la Commissione Ambiente chiamata a discuterne il 5 novembre. A oggi tutto lascia intendere che l'ormone entrerà tra i prodotti a controllo prioritario, ma soggetto soltanto a monitoraggio da parte degli Stati membri. In sostanza nessun bando.

Agire sul lato dei residui non è però semplice, soprattutto per i costi. Per mettere in piedi un sistema di drenaggio con carboni attivi per l'etinilestradiolo in una città  di 250 mila abitanti costa, secondo stime inglesi, circa otto milioni di €uro e 800 mila all'anno servirebbero per il suo funzionamento. Solo per il Regno Unito, il Paese  a maggior consumo di pillole nella Unione Europea, la fattura sarebbe di oltre 30 miliardi di €uro. '' La cosa positiva '', sottolineano Vito Bonsante e Giovanni Caldara della Ong Clientearth, '' è che per la prima volta si tiene conto dei danni ambientali dell'industria farmaceutica, che a fronte di ingenti guadagni ha sempre agito in deroga alle norme ambientali ''.


La differenza tra le varie pillole in commercio sta nel dosaggio dell'Etinilestradiolo (da 50 a 15 mcg), nel tipo di progestinico usato (ogni progestinico ha effetti leggermente diversi) e nel tipo di combinazione tra i due ormoni: esistono infatti pillole in cui il dosaggio dei due ormoni è fisso per tutti i giorni dell'assunzione (pillole "monofasiche") ed altre in cui il dosaggio di uno o entrambi varia per due o tre volte a seconda dei giorni del ciclo (si parla rispettivamente di pillole "bifasiche" e di pillole "trifasiche").