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sabato 8 aprile 2017

Iniziano in India i test per pagare mediante WhatsApp


Pagare tramite WhatsApp? Un progetto tutt’altro che campato in aria! Almeno in India, dove il boss dei servizi di messaggistica istantanea si appresta a sperimentare questa soluzione servendosi dell’UPI, un sistema di pagamento mobile creato dalla National Payments Corporation of India. L'India può vantare un bacino potenziale di 200 milioni di utenti di WhatsApp e si può dunque comprendere l'importanza che una novità del genere potrebbe portare all’intero settore dei pagamenti istantanei e in mobilità.


Il sistema, il quale entrerà presto in fase di test consentirà di trasferire danaro a un proprio contatto di WhatsApp grazie all’accordo con le diverse banche aderenti e ai network di carte di credito e debito, un po’ come avviene già ora anche in Italia con sistemi simili (si pensi ad esempio a Satispay).


L'avvio delle prime sperimentazioni in India potrebbe essere un perfetto trampolino di lancio dei pagamenti con WhatsApp anche verso altri mercati compresa l’Europa, dove tra l’altro Facebook si prepara a sbarcare con il servizio di pagamento tramite Messenger già attivo negli USA. Contando poi sul fatto che WhatsApp ha oltre un miliardo di utenti, l'opportunità di eseguire pagamenti all’interno delle chat potrebbe davvero rivoluzionare le nostre stesse abitudini.

fonte: CWI

martedì 2 ottobre 2012

Luoghi da visitare: DELHI (da RepubblicaViaggi)

La new economy assedia Delhi dalla periferia, con grattacieli e centri commerciali e nuovi condomini che il turista non riuscirebbe neanche a immaginare immerso nella quiete dell'Akshardham o del Lotus Temple, mete di pellegrinaggi hindu. The incredible India, quella della pubblicità, esplode nei mercati, trabocca dalle viuzze della città vecchia, stupisce nelle zone archeologiche. Al tramonto, nelle giornate limpide di dicembre e gennaio, quando le cupole di Jama Masjid disegnano un armonioso skyline e il Red Fort e le vestigia della dinastia moghul si accendono di un rosso più intenso, Delhi smette di essere il miraggio dell'imperialismo britannico e torna India in tutto e per tutto.


La passeggiata nel labirinto della vecchia Delhi è un’esperienza da non perdere. Una volta che avrete raggiunto il Forte Rosso, tutti i monumenti sono raggiungibili a piedi. Prendetevi del tempo per visitare Jama Masjid, ovvero la grande moschea fatta erigere da Shah Jahan nel 17simo sec. per le preghiere del venerdì. Il piazzale delimitato da quattro torri e due minareti alti 40 metri può accogliere fino a venticinquemila fedeli.


Delhi offre una grande quantità di mercati, coperti o all’aperto. Il Khan Bazar, a South Delhi, è quello dove i turisti indugiano più volentieri. Il negozio Fabindia (artigianato, stoffe, sari e articoli per la casa) è affollatissimo. Il Sunder Nagar Market è per chi è a caccia di antiquariato. Lì ci sono anche i due migliori negozi di tè di Delhi, Regalia e Mittal Tea House.


Il celebre ristorante Varq è all’interno del Taj Mahal Hotel. Se ritenete la cucina indiana troppo grassa, troppo speziata, piena di indigeribili fritture, questo è il luogo adatto per ricredervi. L’hotel che lo ospita, (la catena Taj è una delle più prestigiose in tutto il subcontinente indiano), è già di per sé una garanzia. Chiamarla nouvelle cuisine sarebbe riduttivo; per la scelta e la descrizione dei piatti (menù di carne, pesce o vegetariano) meglio affidarsi alle generose descrizioni del carismatico sottocuoco Manoj Kumar Goel.


Con l'asfalto umido e la foschia che il sole fatica a diradare, all'alba e nella stagione dei monsoni, Delhi sembra una capitale europea. Se da un piano alto del Taj Mahal Hotel guardate verso India Gate, avrete il vostro Arco di Trionfo. Se attraversate Connaught Place, sarete al centro del piano urbanistico concepito per gli inglesi dall'architetto Edwin Lutyens - una città del Nordeuropa presa d'assalto da jeanserie e fast food. Solo il clima rovente e umidissimo, le palme, i tuk tuk gialloverde e i risciò che zigzagano tra le vecchie Ambassador e le automobili di nuova generazione danno la certezza di essere in un altro continente. New Delhi, con i suoi 14 milioni di abitanti, ci tiene a mantenere alto lo status di capitale. I giardini sono curati nei minimi particolari, il traffico è regolare se lo paragoniamo a quello di Mumbai o Calcutta, le zone commerciali pulite più volte al giorno da infaticabili gruppi di spazzini...(CONTINUA...)
( a cura di giuseppe videtti di ' la repubblica - viaggi ' )
fonte: http://viaggi.repubblica.it/articolo/delhi-dove-l-india-incrocia-l-europa/226308?ref=HRLV-7

sabato 29 settembre 2012

In India si convertono vecchi cellulari in smartphone rudimentali

Se state per buttare il vostro vecchio cellulare per passare ad un modello di ultima generazione, meglio rifletterci su visto che in India c'è chi ha pensato di rispolverarli per riaggiornarli a costo zero. Lo scopo è di convertirli in  "smartphone" rudimentali aggiungendo nuove funzionalità. L'idea di Kuldeep Yadav, studioso presso l'Indraprastha Institute of Information Technology di Nuova Delhi, è quello di riportarli in vita sfruttando un sistema vecchio quanto l'idea stessa del telefono cellulare, ovvero il Cell Broadcast Service, la rete di antenne senza cui i cellulari non potrebbero esistere. Tale tecnologia, ancora adoperata in Italia da alcuni operatori, è capace di trasmettere messaggi di testo a tutti i telefoni nella zona circostante e inviare informazioni come il meteo locale o trasmissioni di emergenza.


Tra le novità studiate da Yadav, basate sul Cbs, c'è quella di utilizzare un vecchio telefono per trovare la propria collocazione senza affidarsi a Google Maps o ai navigatori satellitari. Il segreto è sempre nascosto nelle antenne. Con l'auslio di un software, i cellulari possono catturare la posizione attraverso i segnali Cbs con un margine d'errore di soli seicento metri. Mlagrado gli sforzi di Yadav, questo programma non è ancora abbastanza accurato, ma potrebbe essere utile alle popolazioni locali per evidenziare dei punti di riferimento. "Molte aree nei Paesi in via di sviluppo non hanno ancora delle mappe molto dettagliate e le persone si affidano ancora a dei punti di riferimento per avere delle indicazioni", evidenzia il ricercatore. Grazie a questo software si potrebbe anche migliorare la navigazione tramite smartphone. "In futuro - dice Yadav - abbiamo intenzione di lavorare su una combinazione di GPS e CBS, in maniera tale che il consumo di energia del GPS possa essere ridotto al minimo". 

Per quanto possa apparire scomoda, la metodologia creata da Yadav potrà essere molto utile a chi non ha sempre accesso ad uno smartphone. Nonostante il boom dei cellulari "intelligenti", sono ancora centinaia di migliaia gli utenti nel mondo ad utilizzare tutti i giorni dei vecchi modelli. E le statistiche dicono: in Africa, America Latina e in Asia, l'80 per cento delle persone comunica ancora con dei telefoni in grado "solo" di telefonare e mandare messaggini. Un'altra iniziativa condotta dal gruppo di Yadav è un nuovo modo per gli utenti dei vecchi telefoni di condividere i file, senza dover fare affidamento sui lenti tempi di trasferimento dati delle reti cellulari. Il sistema, chiamato MobiShare, permette di ricercare sul web film e/o canzoni condivise dai contatti della propria rubrica o amici di Facebook. Se qualcuno ha il file che si desidera, con il metodo di Yadav si potrà prevedere quando questo contatto sarà nelle tue vicinanze. Un messaggio di testo consentirà di incontrare la persona e trasferire il file tramite Bluetooth.