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sabato 16 dicembre 2017

Scoperta base per terapia contro Parkinson


Rilevate le molecole che sabotano il sistema nervoso provocando il Morbo di Parkinson. Si tratta dei minuscoli aggregati proteici. L’analisi strutturale di queste molecole (oligomeri di a-sinucleina) e la loro azione sabotatrice ai danni del sistema nervoso è stata svelata da un team di ricerca internazionale di cui fa parte il team toscano di Fabrizio Chiti, professore emerito di Biochimica, in un articolo della rivista 'Science' dal titolo “Structural basis of membrane disruption and cellular toxicity by a-synuclein oligomers”.


Gli esami di tossicità che hanno rivelato i meccanismi molecolari alla base della patologia sono stati effettuati in particolare dal Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “Mario Serio” dell’Università di Firenze. La ricerca è gestita da Alfonso De Simone dell’Imperial College di Londra (Regno Unito), mentre altri contributi sono arrivati dai laboratori presso l’Università di Cambridge (Gran Bretagna), l’Università di Saragozza (Spagna) e l’Università di Southampton (Gran Bretagna). Gli studiosi hanno isolato 2 forme di oligomeri di a-sinucleina, una tossica e l’altra innocua, e ne hanno svelato le modalità di interazione con le membrane biologiche, a livello molecolare, grazie a sofisticate tecniche di risonanza magnetica in soluzione e allo stato solido, oltre ad altri metodi di indagine bio-fisica.


“I risultati emersi da questo lavoro – dice Fabrizio Chiti – hanno non solo un valore legato all’avanzamento delle conoscenze dei meccanismi della malattia di Parkinson, ma offrono anche la base molecolare per un possibile intervento terapeutico“. Lo stesso gruppo di ricerca fiorentino aveva contribuito a individuare una molecola in grado di scalzare gli oligomeri tossici di a-sinucleina dalla membrana neuronale permettendo l’avvio di una sperimentazione su 40 pazienti in corso dal maggio 2017 negli Stati Uniti approvata dal Governo e di cui sono attesi i risultati della prima fase entro fine anno. 

fonte/credits to: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/16/parkinson-scoperte-le-molecole-che-sabotano-il-sistema-nervoso/4043283/

giovedì 29 giugno 2017

La proteina che dice al cervello di restare svegli


Dipende una proteina se la luce tende a svegliarci e il buio tende a farci venire sonno. Questo esce fuori da uno studio eseguito presso il California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, dove un team ha analizzato in che maniera l'alternanza giorno-notte influenzi direttamente la propensione ad addormentarsi. La ricerca, apparsa sulle pagine della rivista Neuron, potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci per influenzare il ritmo sonno-veglia.


Gli studiosi americani hanno esaminato un gruppo di cosiddetti pesci zebra (danio rerio), che detenevano un'alternanza di sonno-veglia analoga a quella umana. Gli esemplari analizzati sono stati geneticamente modificati per esprimere una certa proteina, denominata prokineticin 2 (Prok2). Dall'analisi emerge che i pesciolini con Prok2 in eccesso tendevano a dormire nel corso del giorno e restavano svegli durante la notte. 

photo by braincare.it

Gli esiti hanno quindi suggerito che Prok2 è capace di inibire l'effetto di veglia che la luce esercita normalmente, così come l'effetto contrario esercitato dall'oscurità. I ricercatori hanno evidenziato inoltre che livelli eccessivi di Prok2 corrispondono all'incremento dei livelli di galanina, un neuropeptide che è stato individuato di recente nell'ipotalamo anteriore del cervello che svolge un ruolo chiave nella regolazione del sonno. 

fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/la-luce-ci-tiene-svegli-colpa-di-una-proteina-che-dice-al-cervello-di-non-dormire_3081156-201702a.shtml

domenica 4 novembre 2012

Immortalati gli atomi che si legano e formano la molecola

Una foto 'diciamo' di gruppo dettagliata ma particolarissima, che stupisce. Si tratta dell'immagine che immortala i singoli atomi che si legano per comporre una molecola. Una cosa mai fatto prima. L'evento è così importante da guadagnarsi la copertina della celebre rivista 'Science', uscita il giorno 14 settembre 2012.

Il fenomeno è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori dei laboratori dell'IBM di Zurigo, lo stesso laboratorio che nel 2009 aveva ripreso per primo in assoluto una molecola singola ma senza vederci dentro. Questo team adopera i più perfezionati microscopi elettronici, gli AFM, Atomic Force Microscope. 


Per isolare la molecola da studiare dalle altre e fotografarla è stato utilizzato un ago speciale, una molecola di monossido di Carbonio, a sua volta individuata ed isolata col medesimo microscopio elettronico. 

Le misure di questo tipo sono veramente difficili, dato che qualsiasi perturbazione anche minima, una vibrazione, una molecola di altro materiale che entra nel dispositivo, distrugge l'esperimento. Per tale motivo il laboratorio è stato isolato da ogni perturbazione meccanica e il campione è stato tenuto a -268 gradi centigradi, temperatura vicinissima allo zero assoluto.

Perché proprio all'IBM, ci si potrebbe chiedere. Perché il prossimo passo sarà quello di esaminare un materiale che promette faville per l'elettronica, il grafene, costituito da una sorta di "tappeto" di singoli atomi di carbonio.