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giovedì 6 febbraio 2014

''A proposito di Davis'', nel capolavoro dei Coen spicca il gatto Ulisse


Ancora una volta, i fratelli terribili del cinema americano hanno messo a segno un gran bel colpo, che aveva già conquistato i cuori di molti sulla Croisette del Festival di Cannes, in cui ha vinto il Premio della Giuria. Ha convinto la critica, ha commosso, ha fatto ridere, ha emozionato. La macchina da presa segue per un periodo di tempo circoscritto, una settimana o poco meno, la vita di un giovane cantante folk, Llewyn Davis, in una storia che si chiude su di sé in una inattesa struttura circolare. Un gatto di nome Ulisse torna a casa dopo un lungo viaggio, mentre il musicista folk Llewyn Davis gira in tondo, senza riuscire ad andare da nessuna parte e restando talvolta incastrato in corridoi strettissimi che conducono a porte chiuse. In queste due immagini c'è gran parte di ''A proposito di Davis''.


In ''A proposito di Davis'' (Inside Llewyn Davis), motore delle vicende che smuove il protagonista dalla sua inerzia esistenziale è un gatto. Un bellissimo soriano rosso, il gatto di alcuni amici che l’hanno ospitato che Llewyn lascia inavvertitamente fuggire di casa. La corsa di Llewyn per riacciuffare Ulisse (nome di certo non casuale del felino in questione) porterà conseguenze inaspettate. Avrebbe meritato una nomination all'Oscar pure lui, per quant'è espressivo e telegenico. Senza nulla togliere al bravo attore protagonista Oscar Isaac - che agli Academy Awards è stato «snobbato» veramente - la vera star del nuovo film dei fratelli Coen è Ulisse, il gattone tigrato che lo squattrinato cantante folk Davis si porta in giro per le strade del Village di New York negli anni '60. 



Come in ''A serious man'' (2009), anche ''Inside Llewyn Davis'' ha per protagonista un «non protagonista» dell’America degli anni Sessanta: lì il mite e ordinario professore di fisica Larry Gopnik, qui il musicista frustrato e squattrinato Llewys Davis (ispirato al cantante folk newyorkese Dave van Ronk e interpretato da un bravissimo Oscar Isaac), che, ostinato a voler riformare il folk con la sua musica, ma rifiutandosi di scendere a compromessi col sistema e il mercato, si autocondanna a soccombere nonostante il talento.

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Il tutto ovviamente narrato con l’inconfondibile stile alla Coen: situazioni tragicomiche, personaggi bizzarri fra cui un graziosissimo Justin Timberlake, dialoghi esilaranti e fotografia straordinaria. Llewyn ci viene presentato attraverso il punto di vista degli altri personaggi, dall’anziano discografico che tenta costantemente di raggirarlo, all’amico e collega Jim, che prova compassione per lui, fino all’ex compagna, Jean, preda di un profondo rancore nei suoi confronti e che ha da poco scoperto di essere incinta, addossandogli la colpa e perfino le spese necessarie per abortire. A interpretarli, un cast scelto accuratamente e diretto con passione, in cui spiccano, tra gli altri, Justin Timberlake, Carey Mulligan, che torna a dar prova delle sue doti canore, oltre che attoriali, dopo la struggente performance in Shame di Steve McQueen, e John Goodman, uno degli attori feticcio di casa Coen.


Degna di nota, poi, la performance del gatto Ulisse. Due anni fa, al cagnolino prodigio di The Artist Uggie venne consegnato il Palm Dog, il riconoscimento come migliore interprete a quattro zampe: ora è il caso che qualcuno istituisca un premio per la controparte felina, magari un bel Palme de chat.

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