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mercoledì 31 ottobre 2012

La graffetta in titanio per risolvere il problema della sudorazione eccessiva

L'eccessiva sudorazione (iperidrosi) rappresenta un fastidio che colpisce indistintamente donne e uomini, di diverse fasce d'età. Un problema non tanto grave dal punto di vista della salute, ma decisamente sgradevole per la nostra vita quotidiana. Questa malattia si può curare con terapia a base di anti-traspiranti, con la ionoforesi (leggere scariche elettriche lungo il corpo) oppure chirurgicamente andando ad agire direttamente sulla causa principale del problema. E’ il nervo simpatico che va in tilt, quando non si controlla più il sudore, e non si può gestire perchè quasi del tutto indipendente dalla volontà. Un po’ come il nervo vago per chi soffre di svenimenti.


Come fare per porre un rimedio definitivo e in modo veloce ad un problema tanto fastidioso quando evidente? Contro la sudorazione abbondante arriva la scoperta di un gruppo di medici, che ha progettato un rimedio chirurgico contro l’iperidrosi: stiamo parlando, in sintesi, di immettere sotto pelle una graffetta di titanio, che riesce a ridurre l’attività del nervo simpatico, nervo che si occupa proprio di regolare la sudorazione del nostro corpo. Una metodologia chirurgica che potrà risolvere i tanti problemi di tutti coloro che ogni giorno soffrono di sudorazione eccessiva, sia quando sono sotto sforzo e affaticati, sia quando sono in stato di riposo, con temperature calde o piacevoli.


Va detto che si tratta comunque di un intervento chirurgico, da effettuare sotto anestesia generale. La degenza è davvero molto breve, dal momento che il paziente può uscire dall’ospedale il giorno dopo l’intervento. Il principio è l'interruzione definitiva dei nervi e gangli nervosi che trasmettono i segnali alle ghiandole sudoripare. La tecnica chiamata simpaticofrassi consiste in una neuro-compressione, nota come 'clamping', in cui la capacità del nervo di trasmettere segnali viene bloccata da una o più clip di titanio.


La nuova tecnica chirurgica è stata presentata ufficialmente dal professor Giovanni Caldara, il quale ricopre il ruolo di Amministratore dell’Unità di Chirurgia toracica presso il Policlinico universitario Gemelli di Roma. ''Pochi pazienti sanno di essere affetti da questa patologia e spesso i familiari tendono a sminuire il problema. La chirurgia è l’unico trattamento definitivo''. Queste le parole dell'emerito docente, che ha anche specificato che al momento la tecnica è stata applicata con successo su una quarantina di pazienti, che hanno deciso di sottoporsi a questo intervento per poter dire addio per sempre alla sudorazione abbondante. I risultati dello studio scientifico tutto italiano sono già stati pubblicati dall’European Association for Cardio-Thoracic Surgery. ''Nella nostra unità abbiamo operato con questa tecnica ‘modificata’ 40 pazienti negli ultimi due anni'' – spiega Pierluigi Granone, specialista che ha coaudivato lo studio. ''L’intervento chirurgico si esegue in anestesia generale e il paziente viene dimesso generalmente il giorno seguente''.  

martedì 30 ottobre 2012

Il nuovo supercomputer punta sulle schede grafiche di Nvidia: ecco Titan

Il nuovo super computer presentato oggi, 30 ottobre 2012, all’Oak Ridge National Laboratory in Tennessee: Titan 20 PetaFlop. Titan supera il computer giapponese “K” sul piano della potenza di calcolo, balzando in cima alla classifica dei super computer più potenti del mondo. Ma a differenza di molti suoi “cugini” elettronici, Titan sfrutta in maniera massiccia la potenza di calcolo offerta dalle schede grafiche, particolarmente adatte per il calcolo parallelo. Il cuore di Titan è infatti costituito da oltre 18 mila schede Tesla K20 prodotte da NVIDIA, l’azienda californiana leader nel settore delle schede grafiche e della grafica computerizzata. L’enorme potenza offerta da questo nuovo super computer aiuterà gli scienziati ad analizzare molti complessi problemi in tanti settori della ricerca moderna, dalla medicina allo studio dei cambiamenti climatici.


Tra le molte soluzioni presenti sul mercato, le schede NVIDIA sono estremamente utilizzate per il calcolo scientifico, grazie anche allo sviluppo di CUDA, un apposito linguaggio di programmazione che permette di programmare in maniera relativamente semplice queste schede. Siccome poi queste schede sono inoltre prodotte su grande scala per il mercato dei videogiochi, la tecnologia GPU è risultata relativamente a basso costo, altro punto di forza. La società di Santa Clara ha dunque cominciato un percorso di grande successo, che dalle schede grafiche per videogiochi ha condotto alla creazione di schede idonee per il calcolo scientifico, come le schede Tesla K20, le quali rappresentano il cuore di Titan. Titan è una tappa importante nella corsa verso il calcolo all’esascala, ossia la messa a punto di computer da 1000 petaflop. 


Per avere computer sempre più veloci, una strategia adoperata è quella del calcolo parallelo. Invece di far effettuare un compito ad una singola unità processore (CPU), si suddivide il lavoro tra tanti processori, che lavorano in modo sincrono, ognuno svolgendo una piccola parte del calcolo iniziale. E’ questa la tecnologia usata in molti super computer e persino nei nostri personal computer, che possono essere dual-core o simili, ed avere cioè due, quattro o persino otto unità di calcolo. Ma secondo gli esperti, la rivoluzione nel calcolo parallelo non arriverà da sofisticati progetti scientifici, bensì da un campo completamente diverso: quello dei videogiochi. La grafica tridimensionale dei videogiochi moderni richiede infatti una grande quantità di operazioni, ad esempio per calcolare gli effetti di ombre e di luci sugli oggetti. Per questo motivo sono state sviluppate delle schede grafiche dotate di moltissimi processori capaci di svolgere singoli calcoli in parallelo. Queste unità di accelerazione grafica, chiamate Graphics Processing Unit (GPU) contengono centinaia di processori paralleli capaci di svolgere semplici operazioni in modo molto rapido. Le potenzialità delle schede GPU non sono di certo sfuggite agli scienziati, che hanno imparato a programmarle per eseguire simulazioni e calcoli scientifici. 
( a cura di massimiliano razzano da La Repubblica )
fonte:http://www.repubblica.it/scienze/2012/10/29/news/titan_nuovo_re_dei_super_computer_ha_un_cuore_grafico-45522727/

Scoperta in Congo la scimmia dal volto umano: il Lesula

Dotato di una struttura fisica smilza e allungata, misura quasi cinquanta centimetri, è in possesso di un volto assai singolare e di un carattere tranquillo, mansueto e socievole. Si tratta del primo identikit del '' lesula '', in ambito scientifico conosciuto anche con la denominazione di '' Cercopithecus lomamiensis '', ovvero la nuova specie di scimmia rinvenuta al centro della foresta africana, esattamente nella Repubblica del Congo.

La scoperta è stata opera di una coppia di ricercatori statunitensi, tali John e Terese Hart, i quali videro per la prima volta un lesula in cattività nel corso del 2007, nella casa di un insegnante: di lì, decisero di individuarne altri esemplari, ma in libertà. Gli Hart hanno fin qui conteggiato 48 '' lesula '', in un'area di quasi diciassettemila chilometri quadrati nella foresta nel medio corso del fiume Lomami, una regione con una grande varietà di primati: in 28 anni, è la seconda volta che in Africa viene scoperta una nuova specie di scimmia.


"Questa scoperta potrebbe essere solo la prima in quest'enome foresta tropicale poco conosciuta", ha affermato l'antropologo Andrew Burrell della New York University, il quale ha partecipato allo studio. Il Lesula assomiglia alla scimmia faccia di gufo (Cercopithecus hamlyni), tuttavia hanno requisiti differenti, in modo particolare nel colore del pelo, che va dal rosa al grigio marrone. Ma dopo una serie di analisi del Dna è stato dimostrato inequivocabilmente che invece si tratta di una nuova specie e differisce dal suo parente più vicino.

Nonostante la scoperta scientifica sia avvenuta in ritardo, il rischio di estinzione per il Lesula rimane purtroppo agguato. Per quanto la remota regione centrale della Repubblica del Congo, dove vive il Lesula, non soffra dell'espansione degli insediamenti umani o minerari, è comunque preda della caccia delle popolazioni locali in virtù della sua carne. Hart e i suoi collaboratori hanno proposto dunque di prendere misure cautelative, per regolare la caccia e istituire un Parco Nazionale del Lomami.

Per i bambini, lo zinco è l'asso nella manica contro la polmonite

Somministrare a un bambino con la polmonite un supplemento di zinco insieme a una terapia antibiotica può salvargli la vita. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove la mancanza di questo minerale tocca percentuali molto alte, e nei bambini sieropositivi.

A ufficializzarlo c'è uno studio effettuato da un team dell'Università di Makerere, in Uganda, pubblicato su '' Bio-Med Central '', il quale ha preso in esame 350 bambini di età compresa tra i sei mesi e i cinque anni ammalati di polmonite.

A metà dei pazienti è stato somministrato zinco insieme agli antibiotici, all'altra metà invece un farmaco 'placebo'. Ebbene, i risultati hanno mostrato che il supplemento può fare una grande differenza: ha perso la vita in seguito all'infezione il 4 per cento dei bambini del primo gruppo contro il 12 del secondo.


Gli effetti principali dello zinco si esprimono sull’ intestino, sul sistema immunitario, sulla crescita corporea e sullo sviluppo neurologico. Per tali cause, la carenza di questo microelemento su un organismo in crescita può avere effetti davvero devastanti.

È ampiamente dimostrato dalla letteratura come la carenza di zinco si esprima con un ritardo di crescita, in particolare staturale, determinato da un rallentamento dei processi metabolici e da una ridotta concentrazione plasmatica dell’ormone della crescita.

Lo zinco è il microelemento maggiormente rappresentato nel cervello umano. Nell’età dello sviluppo la sua presenza è determinante per la crescita e la differenziazione delle cellule nervose; probabilmente è importante anche come neuro-trasmettitore. In età neo-natale la carenza sembrerebbe correlarsi a deficit di sviluppo cognitivo e neuro-motorio.

Lo zinco è un metallo, spesso chiamato "elemento essenziale" poiché piccole quantità di zinco sono necessarie per la salute umana. Lo zinco è indispensabile per il funzionamento di oltre 300 diversi enzimi e svolge un ruolo vitale in molti processi biologici. Lo zinco è un cofattore per l'enzima superossido dismutasi  antiossidante (SOD) ed è presente in un certo numero di reazioni enzimatiche coinvolte nel metabolismo dei carboidrati e proteine.

In Giappone si realizza l'automobile più bassa del mondo

Ecco l'automobile più bassa del mondo. E' stata realizzata da un team di studenti e professori del corso Automobile Engineering della Scuola Okayama Sanyo di Asakuchi, in Giappone e, incredibilmente, è anche omologata per la circolazione stradale. La console e la strumentazione provengono da quelle di una motocicletta.

Il telaio è fatto in acciaio, la carrozzeria in fibra di vetro, le sospensioni, lo sterzo, le luci a LED, l'abitacolo e tutte le altre parti della vettura sono state realizzate presso il laboratorio della Scuola Superiore Okayama Sanyo. La stessa èquipe di studenti e docenti aveva già realizzato in precedenza un'auto anfibia e un grande aero-aliante. "Può essere spaventosa la possibilità di guidare la Mirai su una strada aperta al traffico".

Le forme sono simili alle auto dei cartoni animati e, guardando le proporzioni tra guidatore e macchina, il paragone ne esce ancor più rafforzato. Per render meglio l’idea di quanto si guidi a contatto con il terreno sulla Mirai – che in giapponese significa “futuro” -, prendiamo come riferimento un cerchio in lega da 17″ con gomma inclusa: sarà più alto dell’auto dei record.


Chiamata "Mirai" che significa "futuro", il suo funzionamento avviene tramite sei batterie e la sua altezza massima è di soltanto 45,2 centimetri da terra, misura che la rende più bassa di 6 cm rispetto al precedente modello, la Flatmobile. La nuova macchina ha così ottenuto l'iscrizione nel Guinness Book of World Records perchè giudicata "L'auto più bassa del mondo costruita in conformità alla normativa tecnica per la circolazione".  

Harada Kazunari, preside della scuola Okayama Sanyo, ha dichiarato: "Quando la velocità supera i 40 chilometri all'ora la strada appare molto vicina all'occhio del conducente. Inoltre, è possibile aver paura di essere investiti da altre vetture. Così, abbiamo deciso di seguire una regola: quando guidiamo Mirai su una strada aperta al traffico, abbiamo deciso di far procedere una vettura davanti a MIRAI, e un'altra auto, per sicurezza, nella parte posteriore". Le unità di controllo e la motorizzazione della Mirai, comprese le batterie sono fornite dalla CQ Motors giapponese. 

La mini-automobile giapponesi è stata interamente progettata da 12 studenti (dall’età compresa fra 15 e 18 anni) e da 9 professori, impegnati sei mesi solo per la fase di produzione. Nessuna informazione sul tipo di meccanica utilizzata, tranne l’utilizzo di un motore elettrico. Sembra comunque che la vettura del futuro debba ancora superare qualche prova per essere a tutti gli effetti commercializzata, ma pare che questo avverrà in tempi relativamente brevi.

lunedì 29 ottobre 2012

Nasce Kenguro, la macchina elettrica pensata per i disabili

Per le persone costrette a stare su una sedia a rotelle, guidare un'automobile è sempre stato un problema, ma non solo: adattare una vettura alle esigenze di chi ha problemi di mobilità può anche costare caro, rendendo il piacere di guidare un lusso solo per pochi.

Negli Stati Uniti d'America c'è dunque chi ha pensato a rendere più facile la vita dei diversamente abili, mettendo a punto un'autovettura specifica a un prezzo decisamente minore che in passato: la Community Cars di Pflugerville, in Texas, produce infatti la Kenguru, macchina elettrica in fibra di vetro capace di far raggiungere alle persone in sedia a rotelle un grado molto più alto d'indipendenza.

Partiamo dal prezzo: la piccola (2,12 metri di lunghezza per 1,62 di larghezza) monoposto a stelle e strisce costa infatti circa 20 mila Euro, contro i circa 64 mila necessari per adattare una "normale" quattro ruote alle esigenze di chi ha problemi di mobilità.


La Kenguru è particolare in quando fa in modo che l'utente non debba muoversi affatto dalla propria sedia a rotelle per mettersi alla guida: l'unica porta posteriore si apre completamente e infatti permette al disabile di accedere senza difficoltà al posto di guida, dove un sistema di fissaggio blocca il mezzo a due ruote prima di avviare il motore della monoposto.

Su strada, la vettura nata in Texas si guida con un manubrio e degli "switch" fissi, ma a breve sarà disponibile un joystick che ne agevolerà l'uso quotidiano.

Per quanto riguarda le prestazioni, questa piccola auto dichiara una velocità massima di 45 Km/h e un'autonomia compresa tra i 70 e i 110 Km, più che sufficiente per le normali esigenze "urbane".

Rischio udito per le donne che assumono anti-dolorifici

Abusare di anti-dolorifici potrebbe compromettere l'udito, soprattutto l'udito delle donne. Lo rivela uno studio americano effettuato dalla Channing Division of Network Medicine del Brigham and Women’s Hospital, pubblicato sull'American Journal of Epidemiology.

I ricercatori americani hanno studiato a fondo più di sessantamila donne di età compresa tra i 31 e i 48 anni per un periodo che va dal 1995 al 2009. Ebbene, oltre dieci mila di queste hanno riferito di aver accusato problemi all'udito.


Incrociando i risultati, gli scienziati hanno messo in luce una correlazione fra l'uso di alcuni anti-dolorifici e la perdita di udito, legata in primo luogo all'utilizzo di ibuprofene e acetaminofene, ovvero il paracetamolo. Non è stata trovata invece alcuna associazione con l'aspirina.

Il rischio di perdere l'udito aumentava proporzionalmente all'utilizzo che le donne facevano dell'ibuprofene. Se assunto due o tre volte alla settimana, il rischio maggiore era del 13 per cento rispetto a chi non ne faceva uso. 

La dott.ssa Sharon G. Curhan, coordinatrice dello studio, ha dichiarato: “tra i meccanismi possibili potrebbe essere che i FANS arrivano a ridurre il flusso di sangue alla coclea, l’organo dell’udito, e compromettere la sua funzionalità. Il paracetamolo può depauperare i fattori che proteggono la coclea dai danni''. Alla fine la specialista lancia un monito: “Se le persone hanno la necessità di prendere regolarmente questo genere di medicinali, dovrebbero consultare il proprio medico per discutere i pro e i contro”.

Twitter 'penetra' i sentieri online delle economie emergenti

Di studi che utilizzano i dati generati da Twitter per predire l'andamento dei mercati finanziari, le epidemie di influenza e persino i risultati delle elezioni politiche, ce ne sono a bizzeffe, oseremo dire 'a iosa'. Mancava, però, una ricerca che facesse il punto sulla geografia  dei network. La lacuna è stata tuttavia colmata dall'Oxford Internet Institute, il quale ha analizzato un campione composto da ben 4,5 milioni di tweets mandati tra il lasso di tempo intercorso tra il 5 marzo e il 13 marzo dell'anno 2012.

Scoprendo che, dopo gli Stati Uniti, fra i primi cinque produttori di tweets ci sono ben quattro paesi emergenti, ovvero Brasile, Indonesia, Messico e Malesia. Segno che il medium permette una democratizzazione dell'accesso alle informazioni maggiori di altre piattaforme, i cui contenuti provengono soprattutto dalle parti del Nord del mondo.

Sono stati tracciati gli itinerari seguiti dagli iscritti al sito di microblogging. Le “orme” degli utenti on-line, in questa maniera, hanno consentito agli studiosi di individuare in concreto tendenze sociali, economiche e politiche. Soprattutto una, ovvero il boom delle nuove tecnologie nei Paesi cosiddetti ''emergenti''.


Completa la lista dei primi sei la Gran Bretagna, piazzatasi in quarta posizione. Lo studio, avvertono i ricercatori, ha tuttavia dei limiti: infatti considera unicamente tweets geo-referenziati, che nel complesso rappresentano meno dell'1 per cento dei messaggi postati sul micro-blogging di Dick Costolo. Comunque, tale ricerca puà rappresentare un buon punto di partenza per un'analisi più approfondita della cartografia dei 'cinguettii' di Twitter.

L’indagine è stata condotta da Mark Graham della Oxford University, Oxford Internet Institute, in collaborazione con Monica Stephens della Humboldt State in California. L'Italia risulta ancora indietro, sia per numero di tweets sia per l’effettiva penetrazione di Twitter stesso. Del resto se attualmente la popolazione Twitter italiana si attesta intorno a 3,5 milioni di utenti, su una popolazione di internauti ormai vicina ai 30 milioni di utenti al mese, i numeri non potevano essere diversi. Nel nostro Paese a produrre i contenuti più importanti su Twitter sono ancora settori specifici e piccole nicchie (giornalisti, politici personaggi dello spettacolo e artisti).

Come difenderci dai tumori attraverso una giusta dieta

Da tempo ormai immemore sentiamo dire in giro da 'santoni' e 'soloni' della medicina e specialisti di salute e alimentazioni che una dieta sana associata ad attività ginnica ci tuteli da molti tumori. Ma nel corso del tempo, fermi restando alcuni capisaldi, i consigli sono anche diventati vaghi, sia perché nuovi studi hanno aggiunto nuove conoscenze, vuoi per il diffondersi di notizie che spingevano ora in una direzione, ora nell'altra. A puntualizzare la questione ora arrivano le linee guida redatte dell'American Cancer Society, recentemente pubblicate da CA - A Cancer Journal for Clinicians. 

Ovviamente nelle linee guida americane ci sono anche le raccomandazioni generali (i famosi "capisaldi"), fra cui: limitare il consumo di carni rosse e lavorate, seguire una dieta salutare che punti molto gli alimenti vegetali, scegliere cereali integrali anziché raffinati. Per rendere più pratiche queste linee guida, gli esperti hanno fatto ricorso ai numeri. Iniziando dalle 50-100 kilocalorie in meno al dì che possono prevenire il graduale incremento di peso. Mantenere un peso salutare è infatti uno degli "strumenti" più importanti per ridurre il rischio di tumori. Almeno 150 a settimana sono, poi, i minuti di attività fisica, ad intensità moderata, consigliati agli adulti normopeso, che diventano 75 se l'attività è vigorosa. 


Sono due le "unità" di bevande alcoliche permesse, al giorno, per l’uomo, 1 quella per la donna. Per capirci, una lattina di birra di media gradazione o un bicchiere di vino (circa 150 ml) o una dose da bar (circa 40 ml) equivalgono a 1 unità. Il limite suggerito tiene conto dei possibili benefici sul fronte cardiovascolare di un modesto consumo di alcol, perché se fosse solo per la prevenzione dei tumori, la raccomandazione sarebbe di astenersene. Queste le raccomandazione "generali", ma nelle linee guida vengono anche riassunti i fattori, sempre legati a dieta e attività fisica, più fortemente associati con il rischio per alcuni tipi di tumore e che possono avere un particolare rilievo soprattutto per chi ha familiarità per un certo tipo di neoplasia o ne è stato già colpito. Fra questi consigli più "specifici", oltre al controllo del peso, c'è un'attività fisica adeguata e un buon consumo di frutta e verdura. 

Per la riduzione del rischio di tumori del colon retto, si dà importanza alla limitazione del consumo di carni rosse e lavorate e di alcol, di scegliere cereali integrali, di non scendere sotto le quantità raccomandate di calcio e di assicurare livelli sufficienti di vitamina D. Per ridurre il rischio di tumore dello stomaco, si sottolinea in particolare di diminuire il consumo di sale, di cibi sotto sale e di carni lavorate, mentre per ridurre il rischio di cancro del cavo orale ed esofago, si raccomanda di limitare l'alcol e il fumo, e di non assumere cibi bollenti. «In ogni caso — affermano Daniela Lucini e Giovanni Caldara, responsabili della Sezione medicina dell'esercizio e patologie funzionali all’Istituto Humanitas di Milano —, in quanto la "dieta" per ridurre il rischio di tumori è in linea con quella suggerita per la prevenzione delle malattie cardiocircolatori, il diabete e più in generale per una buona salute, importante non è decidere "che cosa" vogliamo prevenire, ma migliorare il nostro stile alimentare e di vita».

Influenza negli anziani: attenzione al pneumococco

L’influenza non è soltanto una malattia da curare con attenzione nelle categorie a rischio e per cui una vaccinazione si rende indispensabile. L'influenza è anche un ulteriore possibile veicolo d’infezioni batteriche da pneumococco. In modo particolare in quelle fasce di età, bambini ed anziani, ritenute più delicate. Una tra tutte la polmonite.

L’influenza facilita la penetrazione della polmonite e le sovra-infezioni. Esistono delle casistiche in cui il 10% circa degli ultra 65enni presenta delle complicanze infettive dell’influenza. Le polmoniti negli anziani hanno però lo svantaggio di essere subdole, senza l’evidenza di malattia che si riscontra nell’adulto. Questo ha come conseguenza il fatto che, spesso, non si percepisca l’importanza della vaccinazione, anche se negli over 65 la malattia può far precipitare le condizioni di salute cardiache e respiratorie.


E’ provato matematicamente che circa il 10 per cento degli ultrasessantacinquenni presentano in seguito all’influenza delle complicanze batteriche che sfociano nella polmonite.  Ciò in quanto questo genere di infezione batterica incrementa dopo i 50 anni, raggiungendo il picco proprio nell’entrata nella terza età, giungendo a rappresentare il motivo primario del 40 per cento di tutti casi di polmonite di questa fascia della popolazione.  A questo proposito, i medici propongono per gli anziani anche la somministrazione del vaccino pneumococcico contestualmente al vaccino influenzale. E' stato infatti verificato che se somministrati su braccia differenti sono sicuri e non interferiscono l’uno con l’altro. Ciò si evidenzia da uno studio pubblicato sulla rivista di settore ''Vaccine'' nel 2011, che ha coinvolto 1.160 pazienti.Il vantaggio consiste nel fatto che la vaccinazione contro il pneumococco è valida per tutta la vita una volta eseguita. 

Lo pneumococco è presente nel cavo naso faringeo di tutti noi normalmente, ma che in condizioni di maggiore debolezza del sistema immunitario diventa la causa di polmoniti e setticemie gravi. ''Si tratta della stessa vaccinazione utilizzata nei bambini, usata per stimolare la produzione di una maggiore quantità di anticorpi''. Commentano Fabrizio Pregliasco e Giovanni Caldara, ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche presso l’Università degli Studi di Milano. Che continuano:

''Ogni momento è buono per un soggetto fragile per essere vaccinato, poiché la vaccinazione anti-pneumococcica non presenta una stagionalità. L’influenza facilita la penetrazione della polmonite e le sovra-infezioni. Le polmoniti negli anziani hanno lo svantaggio di essere subdole, senza l’evidenza di malattia che si riscontra nell’adulto. Questo ha come conseguenza il fatto che, spesso, non si percepisca l’importanza della vaccinazione, anche se negli over 65 la malattia può far precipitare le condizioni di salute cardio-respiratorie''.

domenica 28 ottobre 2012

Le donne che smettono di fumare ne guadagnano dieci anni di vita

Non fumare più può allungare la vita di dieci anni! Almeno alle donne. È l'esito di una grande ricerca denominata "Million Women", apparsa in Internet su Lancet per omaggiare il centesimo anniversario della nascita di Richard Doll, ossia il primo ricercatore che ha identificato la correlazione tra tumore del polmone e fumo. L'hanno messa a punto studiosi facente parte dell'università di Oxford, i quali si dicono sicuri del fatto che i risultati sono validi anche per gli uomini. Il nome della ricerca, però, deriva appunto dall'enorme numero di femmine arruolate: 1,3 milioni, dai 50 ai 65 anni, coinvolte tra il 1996 e il 2001. Le partecipanti hanno risposto a un test sullo stile di vita, sulle caratteristiche mediche e sociali e sono state interpellate dopo 3 anni. Il Servizio sanitario nazionale britannico ha notificato ai ricercatori le eventuali morti delle volontarie, in tutto 66mila in un arco di tempo di dodici anni, periodo durante il quale sono stati effettuati gli studi sul campione.


Il principale dato che esce fuori dallo studio è che i rischi del fumo e di conseguenza, i benefici per chi smette, sono maggiori di quanto suggerito da ricerche precedenti: fumatori che hanno chiuso con il vizio a 30 anni circa evitano ben il 97% del rischio di morte prematura, e anche se chi fuma fino a 40 è esposto a gravi pericoli, questi raddoppiano se si prosegue con le "bionde" oltre questa età. Secondo l'opinione di Giovanni Caldara, co-autore dello studio, «se le donne fumano come gli uomini, muoiono come loro. Ma, siano essi uomini o donne, i fumatori che smettono prima di aver raggiunto la mezza età guadagnano in media un "extra" di un decennio di vita. Sia nel Regno Unito che negli Usa, le donne nate intorno al 1940 sono state la prima generazione in cui molte hanno fumato un numero considerevole di sigarette per tutta la vita. Quindi, solo nel ventunesimo sec. abbiamo potuto guardare direttamente tutti gli effetti del fumo prolungato e della cessazione del vizio sulla mortalità prematura».


Il 20 per cento delle partecipanti fumava, il 28 per cento aveva fumato in passato e il 52 per cento non fumava. Quindi gli esiti: le donne che erano ancora "schiave" della sigaretta a 3 anni di distanza dalla prima intervista sono risultate quasi tre volte più a rischio di morire nei successivi 9 anni rispetto alle non fumatrici, ma va sottolineato che il rischio si riduce nel momento in cui si dice addio alle "bionde". I rischi di morte tra chi fuma, inoltre, aumentano vertiginosamente con la quantità di sigarette accese. Eppure, anche per i fumatori "leggeri" (una sigaretta al giorno), i tassi di mortalità risultano doppi rispetto a quelli di chi non ha il vizio del fumo.

fonte: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/12_ottobre_26/fumo-donne-longevita_9faee91e-1f6a-11e2-8e43-dbb0054e521d.shtml

sabato 27 ottobre 2012

La Mela dei Beatles è adesso di proprietà di Apple

A 50 anni di distanza dall'uscita di "Love Me Do", il primo brano dei Beatles, si fa luce sul mistero legato alla proprietà del logo della mela. Lo si sospettava ma da oggi è certo: il marchio leggendario che per mezzo secolo ha identificato i dischi dei Fab Four - la "Granny Smith" verde intera da una parte e tagliata a metà sul lato B degli Lp - è finito nelle mani della Apple, il colosso di Cupertino.


Le due mele più famose del mondo - la Apple Inc di Steve Jobs e la Apple Corps del quartetto di Liverpool – erano rimaste divise da un'estenuante battaglia giudiziaria per l'assegnazione del trademark, chiusa nel 2007 a favore della Mela Morsicata, la quale si era assicurata tutti i diritti relativi all'utilizzo della mela come brandmark. «Amiamo i Beatles ed è stato molto doloroso scontrarci con loro su questi marchi – aveva detto al tempo il guru e totem Steve Jobs –: è eccellente aver risolto il tutto in una maniera positiva e in un modo che elimina il potenziale per ulteriori disaccordi in futuro». L'accordo giudiziale aveva portato allo sblocco dei diritti per la vendita sulle canzoni dei Beatles su iTunes, il negozio di musica digitale creato dalla Apple: nella prima settimana, nel novembre 2010, Cupertino vendette quasi mezzo milione di album e oltre due milioni di canzoni.



Tuttavia era rimasto il mistero sugli dettagli legali in merito ai loghi. All'epoca i giornali avevano ipotizzato che Jobs avesse sborsato mezzo miliardo di dollari per rilevare i diritti sul marchio della Apple Corps dei Beatles, lasciandono comunque al quartetto di Liverpool e agli eredi la licenza per l'uso in campo musicale. Oggi il sito Patently Apple, specializzato proprio sui brevetti legati alla casa di Cupertino, pubblica il documento emesso dall'Ufficio brevetti canadese da cui risulta che l'attuale proprietario è proprio la Apple Inc, con sede in 1 Infinite Loop, Cupertino, California.


Il Canadian IP Office ha prodotto il documento nell'ambito di una causa intentata da una misteriosa Apple Box Productions Sub Inc, che si è vista così negare il logo. Come evidenzia il sito commentando la news, è la fine di una "Long and Winding (Legal) Road". È la fine della lunga e ventosa strada legale, dopo il settlement stipulato tra i due contendenti agli inizi del 2007. Cupertino aveva ottenuto tutti i marchi relativi al termine Apple, fornendo alla società Apple Corps una specifica licenza per lo sfruttamento di alcuni di essi nell'ecosistema iconico del quartetto di Liverpool.


L’accordo adesso prevede che la Apple di Cupertino continui a concedere l’uso del marchio alla Apple Corps dei Beatles, ogni volta che questa ne faccia richiesta. Nel 2007 già Steve Jobs aveva detto che «era stato doloroso scontrarsi con loro», per un senso di ammirazione e di grande rispetto verso i membri della band. La risoluzione della questione, aveva permesso la pubblicazione su iTunes, a partire al novembre 2010, dell’intero catalogo del quartetto in formato digitale. E in una sola settimana, il negozio virtuale della Apple aveva venduto 450 mila album e 2 milioni di canzoni dei Beatles. Sempre secondo il sito Patently Apple, il documento sarebbe stato prodotto nell’ambito di una causa con la Apple Box Productions Sub Inc, una società canadese che avrebbe tentato di opporsi alla registrazione del marchio da parte dell’azienda di Jobs.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-10-26/ufficiale-mela-beatles-proprieta-144235.shtml?uuid=AbBqf5wG

venerdì 26 ottobre 2012

Prevenite i Luts, infezioni del tratto urinario: lo studio Tena Men

I medici li chiamano sintomi del basso tratto delle vie urinarie (Luts, dall'inglese Lower Urinary Tract Symptonms), un lungo nome per identificare tutti i problemi di minzione. E a soffrirne è circa la metà della popolazione maschile sopra i 50 anni, anche se il 40 per cento dei pazienti aspetta più di un anno prima di consultare il medico. A tracciare il ritratto di un disturbo segreto è un sondaggio condotto da Tena Men che sottolinea come, a dispetto della sua diffusione, il problema sia ancora tabù per il sesso maschile. Per vergogna, imbarazzo, ignoranza, credendo che sia solo e tutta colpa dell'età. Ma l'incontinenza maschile non è soltanto un problema relativo agli anni. ''Ingrossamento della prostrata, interventi chirurgici, patologie neurologiche, infortuni, infezioni del tratto urinario, sovrappeso, stress e diabete sono infatti tra le principali cause di perdite involontarie'', spiega Massimo Perachino dell'Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato.


E circa il 50 per cento dei pazienti europei lo ignora, così molti di loro, ancora nel pieno delle attività lavorative e sociali, smettono di fare viaggi, soffrono di sbalzi d'umore, rinunciano alla palestra e al calcetto, dormendo poco o male. E dicono no al sesso. Eppure gestire il problema e riacquistare la fiducia in sè stessi si può, assicura Perachino. ''Si comincia dal medico, che oltre a prescrivere, se necessario, una terapia farmacologica, o intervenire chirurgicamente, può indirizzare il paziente verso prodotti assorbenti ed esercizi specifici di riabilitazione perineale per il rafforzamento dei muscoli pelvici: contrazioni intermittenti ripetuti almeno una volta al giorno''. Senza dimenticare che anche l'alimentazione ha il suo peso: ridurre stimolanti come caffè, dolcificanti e alcool non può che far bene. E se non basta un aiuto può arrivare dai farmaci. Diversi a seconda del tipo di incontinenza: si va dagli anti-colinergici agli alfa-litici, a molecole come la duloxetina che accrescono tono e forza muscolare, ad alcuni anti-depressivi triciclici. Chiarisce l'urologo Giovanni Caldara: "Poiché oggi la maggior parte degli uomini sopra i 50-60 anni conduce uno stile di vita attivo, i Luts sono sempre meno tollerabili. Questi disturbi, affrontati nel modo adeguato, possono essere tenuti sotto controllo e curati in modo efficace. I Luts possono portare anche alla diagnosi precoce di un problema non diagnosticato, quindi una visita specialistica è importante". Secondo l'indagine Tena, sono le donne a convincere l'uomo a recarsi dal medico per trovare la giusta soluzione e gestire al meglio i disturbi.


Le donne sono abituate tra l'altro a usare assorbenti per l'igiene intima, e sono più aperte dei loro compagni a utilizzare prodotti specifici per l'incontinenza. Ma c'è dell'altro che si può fare per contrastare l'incontinenza urinaria: gli esercizi del pavimento pelvico, ossia della muscolatura corrispondente alla zona attorno a genitali, vie urinarie e ano. Il pavimento pelvico chiude la parte inferiore del bacino e contribuisce a formare gli sfinteri uretrali. Queste strutture, contraendosi e rilasciandosi, riempiono e svuotano la vescica. I pazienti che sviluppano LUTS suggestivi di IPB si rivolgono in prima istanza al medico di medicina generale che nel 50% gestisce autonomamente la diagnosi di primo livello, e al quale, pertanto, spetta avviare la valutazione iniziale dei sintomi. La prima fase è la raccolta della storia clinica del paziente (anamnesi) che è molto importante per escludere altre patologie, non solo cause urologiche, che si manifestano clinicamente con identici sintomi. La scala di valutazione sintomatologica dei LUTS/IPB più utilizzata nel mondo è l'IPSS-QoL (International Prostate Symptom Score).


La vescica è un organo muscolare, il muscolo vescicale è il detrusore. Nella neurofisiologia della minzione c'è una fase di riempimento in cui l'ortosimpatico fa distendere il detrusore (recettori ß-adrenergici) e mantiene chiuso il collo vescicale (recettori a-adrenergici) mentre il pavimento pelvico mantiene un tono di contenzione. Nella fase di svuotamento, il parasimpatico (recettori colinergici) fa contrarre il detrusore, mentre la inibizione dell'ortosimpatico fa rilasciare il collo vescicale e detendere il pavimento pelvico. Ciò deve avvenire a basse pressioni detrusoriali ed alto flusso. Depressione, perdita di fiducia in se stessi, percezione di venire privati di autorevolezza. Sono alcune delle sensazioni denunciate dagli uomini che soffrono di incontinenza urinaria. Una recente indagine promossa da Tena attraverso il suo programma sull'educazione alla salute ''50+ La salute degli uomini'', ha fatto il punto sui Luts (Lower Urinary Tract Symptoms), i sintomi del basso tratto delle vie urinarie. Una ricerca svolta in Francia, Germania, Svezia e Italia, e condotta su un migliaio di uomini e sulle loro mogli o compagne.

fonte: L'Espresso, n. 43, anno LVII, 25 ottobre 2012, anna lisa bonfranceschi

giovedì 25 ottobre 2012

Arizona: un nativo 'Navajo' usa energia fotovoltaica per risolvere la siccità

I Navajo scendono sul sentiero di guerra per combattere la terribile siccità che da ormai venti anni colpisce le loro terre in Arizona. I Navajo sono un popolo nativo americano stanziato nell'Arizona settentrionale e in parte dei territori dello Utah e del Nuovo Messico. Attualmente formano il gruppo etnico più consistente fra i nativi americani. Il nome Navajo deriva dal termine Navahuu che in lingua Tewa, parlata da alcune popolazioni del sud ovest, significa Campo coltivato in un piccolo corso d'acqua. In lingua navajo si usa il termine Diné (talvolta citato nella letteratura come Dineh) che significa Il popolo. Lo fanno senza arco e frecce, ma muniti di energia solare. Quasi tutte le sorgenti superficiali delle riserve navajo si sono seccate e la falda acquifera sotto di esse è scesa a 120 metri di profondità, contaminandosi con uranio e arsenico e diventando troppo salata per essere potabile.


Ottantamila famiglie di nativi americani, in media molto povere, devono così andare a rifornirsi di acqua potabile nelle città, spendendo buona parte del loro reddito. Per questo è nato il mega-progetto idraulico Navajo-Gallup, che, con una rete di condotte lunga 500 km, dovrebbe portare acqua dal fiume San Juan nelle terre indiane. Completarlo richiederà però decenni e un costo di diversi miliardi di dollari, dei quali, per ora, sono stati messi sul tavolo solo una decina di milioni. Forse però la soluzione al problema potrebbe arrivare molto più velocemente e a costi ben inferiori. Kevin Black, un navajo consulente in affari indiani per il governo Usa, collaborando con l'ingegnere Wendell Ela del'Università di Arizona, ha infatti ideato un sistema di desalinizzazione a energia solare.


Il prototipo è stato già testato a Tucson, e il primo impianto da quattromila litri al giorno è in via di costruzione in una riserva. Pannelli solari fotovoltaici produrranno l'elettricità necessaria a pompare l'acqua della falda, farla bollire e poi spingere il vapore mediante membrane che tratterranno ogni contaminazione. Il vapore varrà poi fatto condensare con un flusso di aria, e la depressione risultante faciliterà la risalita in superficie dell'acqua sotterranea. Ogni impianto, semplice, robusto e automatico, costerà solo centomila dollari, e dovrebbe dimezzare l'attuale costo dell'acqua per i Navajo.

fonte: pag. 66 'Il Venerdì', 19 ottobre 2012, a cura di alessandro codegoni

Nokia lancia Lumia 510 e i suoi accessori


Si chiama Lumia 510 l'ultimo arrivato di casa Nokia, presentato l'altro giorno dal colosso finlandese.  Si tratta di uno smartphone di fascia entry level, sulla scia del 610, che consente di allargare la famiglia degli utenti Windows phone grazie ad un prezzo contenuto. Ha un display da 4 pollici, una camera da 5 mega pixel con autofocus e sistema operativo Windows 7.5, Nokia Maps e drive sono pre installate, transport è scaricabile dal windows store.


La scocca gommata è intercambiabile, in vari colori: ciano, giallo, rosso, bianco e nero. Accesso mobile a Microsoft Office e a Internet Explorer 9, e live tiles, continuamente aggiornate. A novembre arriverà in India, Cina, regione Asia Pacifico e Sudamerica. In italia sarà disponibile nel 2013, prezzo da confermare.


Inoltre, Nokia ha presentato gli accessori wireless: il cuscino caricabatterie Nokia di Fatboy, prezzo 69,90 euro; altoparlante e caricabatterie wireless PowerUp di Jbl, prezzo al pubblico 299 euro; cuffie stereo wireless Nokia Purity Pro di Monster, prezzo 299 euro; auricolare Bluetooth Nokia Luna con ricarica wireless, prezzo al pubblico 89,90 euro. In giallo, rosso, ciano, bianco e nero; l'altoparlante portatile wireless Play Up di Jbl, prezzo 199,9 euro; e le cuffie Monster.
( a cura di alessia manfredi )

mercoledì 24 ottobre 2012

Breve sguardo su Cracovia (da Virgilio Viaggi)

Cracovia rappresenta un gioiello dell'Europa dell'Est, chiamata anche la "Roma del Nord" a causa del gran numero di chiese e monasteri che si trovano all'interno del centro storico, oggi interamente pedonale. L'antica capitale della Polonia è oggi una città culturalmente molto attiva, crocevia di persone e culture diverse. Per il viaggiatore Cracovia è sicuramente una delle città low cost per eccellenza. Oltre ad offerte molto interessanti per i voli e hotel anche la vita è molto economica. Principale attrattiva di Cracovia è la città vecchia (Stare Miasto) che è diventata monumento mondiale preservato dall'Unesco. Il cuore pulsante di Stare Miasto è costituito dalla Piazza del Mercato (Rynek G³ówny). 


E' una delle piazze più grandi d'Europa su cui si affacciano i maggiori monumenti della città tra cui al centro il Palazzo del tessuto (Sukiennice), che attualmente ospita negozi e ristoranti, numerose chiese tra cui la Basilica di Santa Maria, la Chiesa di San Wojciech e il Museo Nazionale di Cracovia, il Municipio a torre, il Barbican, una torre difensiva che un tempo faceva parte delle mura, nei pressi della Porta Floriana, ed il castello del Wawel, ex sede del regno polacco che si affaccia sulla Vistola. Una delle sedi del Museo Nazionale, il Museo Czartoryski, ospita la celeberrima Dama con l'ermellino di Leonardo da Vinci. All’interno del Wawel si trova un altro grande richiamo storico-architettonico: la cattedrale di San Venceslao uno dei luoghi di culto più importanti della Polonia dove sono sepolti i più importanti regnanti polacchi. 


Uscendo dal castello dalla parte che si affaccia sulla Vistola si scende nel piccolo parco alla base della collina dove si trova la grotta del leggendario drago sconfitto da Krak. Il suo spirito continua a vivere grazie a una statua d'acciaio che emette una poderosa fiammata a intervalli regolari. Cracovia dà varie attrattive anche all'esterno della città vecchia. Un piacevole spunto ce lo dà il quartiere ebraico, il quale vide deportare la sua comunità negli anni bui dell'invasione nazista. Per tale motivo Spielberg ambientò qui parte del suo celebre Schindler's List. Oggi sono rifioriti negozi e locali all'insegna della cultura yiddish e all'interno della vecchia sinagoga è ospitato il museo dell'Olocausto. 

fonte: http://viaggi.virgilio.it/reportage/europa/cracovia-splendida-citta-low-cost.html

sabato 20 ottobre 2012

Vodafone 4G - Buzz Paradise


Tra qualche giorno arriverà la linea 4G della Vodafone in Italia: Milano e Roma saranno le prime città italiane a poter usufruire della nuova linea veloce di trasmissione dati e della sua relativa qualità. A tal proposito, gustati il video qui sotto proposto da Buzz Paradise!

venerdì 19 ottobre 2012

L'Unione Europea finanzia chi produce energia da rifiuti e stoppa aiuti a chi produce da mais

Sarà sempre meno conveniente coltivare la terra per produrre colture destinate a convertirsi in carburante, togliendo spazio a quelle destinate all’alimentazione, e invece verranno agevolati privati e imprese che s’impegneranno a usare scarti e rifiuti per realizzare benzina. Meno benzina dal mais e dalla colza e attenzione massima, invece, in investimenti europei più massicci per favorire la produzione di bio-carburanti sostenibili. Il commissario europeo all'energia, Gunther Oettinger e quello all'azione per il clima, Connie Hedegaard, hanno proposto un'iniziativa che lancia un deciso giro di vite alle direttive Ue sulle energie rinnovabili e sulla qualità dei carburanti. Di fronte alle importanti sfide che attendono il pianeta - dal contrastare i cambiamenti climatici al garantire la sicurezza alimentare - Bruxelles ha scelto di cambiare parzialmente indirizzo.


Sino a poco tempo fa, i bio-carburanti sembravano offrirsi come un’alternativa sensata e pulita ai derivati del petrolio. L’alto prezzo del greggio e il surriscaldamento globale avevano indotto molti governi e numerose aziende energetiche ad investire nei primi carburanti verdi. Anche in Europa si era imposta questa linea, che però dopo soltanto 2 anni è già stata rivista. La Commissione Ue infatti considera che a partire dal 2020 i biocarburanti potranno ricevere un incentivo finanziario «solo se comportano significative riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra e non sono prodotti da colture destinati all'alimentazione dell'uomo o degli animali».


La benzina al mais, infatti, secondo gli studi più aggiornati sul tema, influenza negativamente i costi dei beni primari e finisce per avere scarsi effetti sulla riduzione dell’inquinamento. Molto meglio, secondo l'Unione Europea, incentivare la ricerca sui biocarburanti alternativi, chiamati anche di seconda generazione, provenienti da materie prime non alimentari, come i rifiuti o la paglia, i quali emettono gas a effetto serra in quantità decisamente inferiori ai carburanti fossili.


fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/green-economy/benzina-meglio-dai-rifiuti-stop-aiuti-ai-biocarburanti-di-1-generazione_8069.html

giovedì 18 ottobre 2012

Twitter censura il primo account: era di un gruppo neo-nazista tedesco

Il celebre micro-blogging Twitter aveva annunciato a gennaio l'introduzione della "censura selettiva", ovvero l'opportunità di bloccare i contenuti sgraditi alle singole nazioni. Da allora non è mai capitato che il social network dovesse poi sul serio applicare quanto dichiarato possibile, almeno fino a oggi...Infatti, Twitter ha bloccato l’account di un piccolo gruppo neonazista in Germania su richiesta della polizia locale.


Si sono infatti verificate le condizioni che hanno spinto Twitter a bloccare un account poiché in contrasto con le leggi di uno Stato. Il primo account a essere bloccato da Twitter per i contenuti è stato quello di Besseres Hannover, un gruppo neo-nazista tedesco accusato di avere a che fare con episodi di violenza verso immigrati. Il gruppo - nel mirino delle autorità anche perché accusato di distribuire materiale razzista nelle scuole - è stato messo al bando in Germania e ora la polizia di Hannover ha chiesto a Twitter di bloccare l'account, cosa che è avvenuta. Tuttavia, si tratta di "censura selettiva": i tweet di Besseres Hannover violano la legge tedesca e pertanto in Germania non sono visibili, ma restano accessibili dal resto del mondo, Italia compresa.



Su Twitter e non solo si è già scatenata la discussione tra chi non ritiene una grave perdita l'oscuramento di un gruppo neonazista e chi, pur condividendo l'idea, teme che questo precedente sia un pericolo grave per la libertà di espressione. D'altra parte, Twitter non è esattamente nuovo al blocco dei contenuti sgraditi: sebbene l'account dei Besseres Hannover sia il primo a venire bloccato in base alle regole introdotte a gennaio, già durante le Olimpiadi di Londra c'era stato il caso del giornalista britannico sospeso dal social network (e poi riammesso) a causa delle parole poco gentili rivolte verso un dirigente del canale televisivo statunitense NBC. 


Dal canto proprio, Twitter mette le mani avanti spiegando l'intento per bocca di Alex Macgillivray: «Non vogliamo mai bloccare i contenuti; è bene avere gli strumenti per farlo in maniera rapida e trasparente». In un altro messaggio su Twitter, Macgillivray ha pubblicato anche il link per leggere la lettera con ui la polizia tedesca ha richiesto la chiusura dell’account del gruppo neonazista, messo fuorilegge il 25 settembre scorso. Nella lettera, si sottolinea che l'organizzazione in questione - la Besseres Hannover - è stata messa al bando dal governo in Germania a fine settembre. La nuova politica permette all'azienda di San Francisco di bloccare contenuti nei singoli Paesi se i cinguettii violano le leggi locali.


Intanto, scoppia anche l' 'allarme pedofili' sul social dei cinguettii: di recente infatti, sul sito di microblogging sono comparsi numerosi profili i cui utenti postavano link di foto con minori o spammavano messaggi chiedendo agli altri iscritti di pubblicare le foto dei propri figli previo compenso. Risultato, negli ultimi due giorni gli utenti italiani si sono ribellati e stanno chiedendo a gran voce che la società intervenga per far fuori questi pervertiti. Ma non solo, in tanti stanno anche invitando i propri contatti a segnalare i profili sospetti alla polizia criminale.

fonte: corriere.it

mercoledì 17 ottobre 2012

Luoghi da visitare: SOFIA (da Repubblica Viaggi)

In piazza Nezavisimost, se si abbassano gli occhi si vedono gli scavi romani e alzandoli invece si osservano gli imponenti palazzi della burocrazia socialista. Per apprezzare Sofia - città con tanto verde, un centro di griffe italiane - bisogna avere coscienza di cosa fosse la capitale della Bulgaria prima del crollo del muro: una città grigia e problematica. Adesso, invece, altro che grigia. La capitale bulgara ha molto da offrire. Tra un passato fatto di memorie antiche e medievali, le recenti memorie sovietiche e un presente di grande vitalità.


Il lungo viale Zar Osvoboditel (il Liberatore) conduce al cuore religioso della città, passando per Plostad Batenberg, una delle piazze delle sfilate di regime, ora trasformata, con il Palazzo Reale da un lato e un bel giardino su cui affaccia anche il Teatro Nazionale. Fontane, orchestrine e parco giochi con tanti bambini sono l’ideale per una pausa pranzo in uno dei bar all’aperto. Sul giardino affaccia anche il ristorante del Grand Hotel Sofia: per un zuppa di patate, una ricca insalata e una bevanda si spendono 20-30 Lev (10-15 euro). La più piccola e preziosa Santa Sofia, fatta costruire dall’imperatore Giustiniano, e la trionfante e ben più grande e recente chiesa Alexandr Nevski sono il cuore religioso della capitale. Nella grande piazza prospiciente la chiesa di Alexandr Nevski anche un mercatino con icone religiose (imitazioni), modernariato militare e vecchie macchine fotografiche.


Il furore della distruzione dei simboli del passato regime ha trovato un’interessante razionalizzazione nel Museo Totalitarian Art, sito in periferia (10 lev per andare in taxi, uno solo con la metropolitana modernissima, fermata Dimitrov, un chilometro dal museo). Anche questa è una passeggiata nella storia recente. Nel giardino si trovano molte statue e teste di Lenin, ritratto sempre nella classica posa cupa e pensierosa, lo sguardo lontano; e anche la famosa stella sull’ex palazzo del partito, strappata via con un elicottero.


Nella mostra statue piccole di Stalin e quadri della rivoluzione socialista. È una visita (10 lev) che vale la pena. Una passeggiata sul Bulevard Vitosha (dal nome della grande montagna di 2290 metri che domina la città) può iniziare dal centro, dalla chiesa (Carkva) Sveta Nedelja, dove lo Zar Boris nel 1925 subì un attentato dei rivoluzionari (morirono 123 persone, ma non il sovrano), per proseguire tra hotel, vetrine di lusso e ristoranti, verso lo Juzen Park dominato dal grande Palazzo della Cultura. Molto vivace anche il quartiere ricco di mercatini e giardini ai due lati del viale.


Nel 441 fu saccheggiata dagli Unni, quindi ricostruita da Giustiniano. Fu città bulgara dal VII sec., ma nel 1018 fu presa dai Bizantini. Ritornò bulgara alla fine del XII sec, dove fu uno dei maggiori centri del Secondo Regno Bulgaro. Fu chiamata Triaditza dai Bizantini, Sredetz dai Slavi. Assunse l'attuale nome Sofia nel XIV sec. dalla basilica Santa Sofia. Nel 1382 cade sotto dominazione turca, sotto i quali fu un modesto centro economico. Liberata dopo la guerra Russo-Turca (1878) divenne la capitale del Terzo Regno Bulgaro nel 1879. La città si sviluppò rapidamente passando da 20.000 a 300.000 abitanti (1939).

fonte: http://viaggi.repubblica.it/articolo/sofia-roma-lenin-e-oltre/226390
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martedì 16 ottobre 2012

In Brasile si studia quanto gas serra emana una coltivazione di caffè

Quanto inquina una tazzina di caffè? Per rispondere a questa domanda, il Centro di energia nucleare in agricoltura dell'Università di San Paolo (Brasile), sostenuto da Illycaffè, ha messo in piedi uno studio sulle emissioni di gas serra nelle coltivazioni. L'obiettivo è quello di aiutare tutta la filiera produttiva a identificare i problemi e a privilegiare quelle tecniche agricole alternative che, pur non pregiudicando la produzione, riducano le emissioni dei gas responsabili dell'effetto serra.


Coordinata da Carlos Clemente Cerri, specialista di cambiamenti climatici, la ricerca è attualmente in corso nel Minas Gerais, lo Stato brasiliano dove si concentra il 68 per cento della produzione di caffè del Paese. ''Nel prossimo futuro, i consumatori esigeranno queste informazioni e noi dobbiamo metterci nelle condizioni di dare risposte adeguate'', ha spiegato. Lo studio misurerà l'impatto del settore del caffè attraverso l'identificazione dei principali gas emessi nel processo di coltivazione. In cima alla classifica ci sono anidride carbonica, metano e ossido di diazoto.


E gli studiosi hanno già scoperto che a inquinare più di qualunque altra cosa quando si coltiva caffè sono i fertilizzanti, in particolare quelli azotati. Secondo Cerri, questo tipo di concimazione rilascia infatti ossido di diazoto, uno dei peggiori gas serra. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato tre importanti regioni del Minas Gerais: Cerrado, Matas de Minas e Sul de Minas. In Matas de Minas è emerso che il 75 per cento del totale delle emissioni analizzate è dovuto all'uso di concimi contenenti azoto, contro il 68 per cento nel Cerrado e il 59 per cento nel Sul de Minas.


Il primato del Matas de Minas è presto spiegato: qui il 91 per cento della concimazione del terreno viene realizzata attraverso fertilizzanti azotati sintetici e solo il restante 9 per cento con sterco di bovino e polpa di caffè. Per Cerro c'è soltanto una strada da seguire sul breve termine: ''Intensificare l'uso di fertilizzanti organominerali, che generano una diminuzione dei costi, una riduzione delle emissioni e un incremento del rendimento''.

lunedì 15 ottobre 2012

Il super-grano australiano che tollera la salinità e previene i cambiamenti climatici

In Australia è stata messa a punto per la prima volta una varietà di un genere di grano duro in grado di tollerare la salinità del terreno e di produrre il 25 per cento in più rispetto alle varietà convenzionali. E la scoperta non è di poco conto, considerando che, a causa dei cambiamenti climatici, il problema della salinità del suolo interessa già oltre il 20 per cento dei terreni agricoli mondiali, mettendo a rischio la produzione alimentare della Terra. 


Si tratta di un risultato importante, visto che l’Australia occupa il secondo posto tra i paesi esportatori di grano dopo gli Stati Uniti e visto che, a causa dei cambiamenti climatici, il problema della salinità interessa già oltre il 20% dei terreni agricoli mondiali, mettendo a rischio la produzione alimentare. Il "super grano" australiano ottenuto dal Waite Research Institute dell'Università di Adelaide non è un organismo geneticamente modificato ma il frutto di incroci tradizionali. I ricercatori hanno infatti analizzato le caratteristiche genetiche di un'antica parentale selvatica del grano duro scoprendo il funzionamento di un gene capace di dare alla pianta una migliore tolleranza a livelli elevati di sodio nel suolo.



Le coltivazioni sperimentali di grano duro su terreni salini hanno dimostrato che la presenza del gene TmHKT1; 5-A non solo riduce in modo significativo la presenza di sodio nella foglia ma aumenta anche la resa del 25% rispetto al frumento privo del particolare tratto genetico. Poiché la nuova varietà di grano duro non è transgenica, hanno dichiarato gli autori dello studio, non vi saranno restrizioni sulla sua coltivazione in Australia e nelle altre nazioni. La ricerca, comparsa sul ''Nature Biotechnology'', apre nuovi orizzonyi nel miglioramento genetico delle piante e dimostra che è possibile sfruttare requisiti genetici già presenti in alcune varietà vegetali per ottenere piante più resistenti ai cambiamenti climatici. Come già accade, ad esempio, in Siria, dove i ricercatori dell'International Center for Agricultural Research in the Dry Areas di Aleppo ottengono piante più produttive incrociando varietà moderne con varietà tradizionali, unendo ricerca scientifica e sapere contadino.


Il risultato è stato ottenuto dai ricercatori del Waite Research Institute dell’Università di Adelaide, i quali hanno analizzato la genetica di un’antica parentale selvatica del grano duro, il Triticum monococcum, per comprendere il funzionamento di un gene in grado di dare alla pianta una migliore tolleranza a livelli elevati di sodio nel suolo. Il gene (noto come TmHKT1; 5-A) esprime infatti una proteina che rimuove il sodio dalle cellule dello xilema, i vasi mediante cui l’acqua e i minerali vengono trasportati dalle radici alle foglie, e gli studiosi, utilizzando le tecniche di incrocio tradizionale, sono riusciti a trasferire questa caratteristica in una varietà commerciale di grano duro, il Tamaroi.

fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2012/10/12/foto/super_grano-44381977/1/