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giovedì 25 ottobre 2012

Arizona: un nativo 'Navajo' usa energia fotovoltaica per risolvere la siccità

I Navajo scendono sul sentiero di guerra per combattere la terribile siccità che da ormai venti anni colpisce le loro terre in Arizona. I Navajo sono un popolo nativo americano stanziato nell'Arizona settentrionale e in parte dei territori dello Utah e del Nuovo Messico. Attualmente formano il gruppo etnico più consistente fra i nativi americani. Il nome Navajo deriva dal termine Navahuu che in lingua Tewa, parlata da alcune popolazioni del sud ovest, significa Campo coltivato in un piccolo corso d'acqua. In lingua navajo si usa il termine Diné (talvolta citato nella letteratura come Dineh) che significa Il popolo. Lo fanno senza arco e frecce, ma muniti di energia solare. Quasi tutte le sorgenti superficiali delle riserve navajo si sono seccate e la falda acquifera sotto di esse è scesa a 120 metri di profondità, contaminandosi con uranio e arsenico e diventando troppo salata per essere potabile.


Ottantamila famiglie di nativi americani, in media molto povere, devono così andare a rifornirsi di acqua potabile nelle città, spendendo buona parte del loro reddito. Per questo è nato il mega-progetto idraulico Navajo-Gallup, che, con una rete di condotte lunga 500 km, dovrebbe portare acqua dal fiume San Juan nelle terre indiane. Completarlo richiederà però decenni e un costo di diversi miliardi di dollari, dei quali, per ora, sono stati messi sul tavolo solo una decina di milioni. Forse però la soluzione al problema potrebbe arrivare molto più velocemente e a costi ben inferiori. Kevin Black, un navajo consulente in affari indiani per il governo Usa, collaborando con l'ingegnere Wendell Ela del'Università di Arizona, ha infatti ideato un sistema di desalinizzazione a energia solare.


Il prototipo è stato già testato a Tucson, e il primo impianto da quattromila litri al giorno è in via di costruzione in una riserva. Pannelli solari fotovoltaici produrranno l'elettricità necessaria a pompare l'acqua della falda, farla bollire e poi spingere il vapore mediante membrane che tratterranno ogni contaminazione. Il vapore varrà poi fatto condensare con un flusso di aria, e la depressione risultante faciliterà la risalita in superficie dell'acqua sotterranea. Ogni impianto, semplice, robusto e automatico, costerà solo centomila dollari, e dovrebbe dimezzare l'attuale costo dell'acqua per i Navajo.

fonte: pag. 66 'Il Venerdì', 19 ottobre 2012, a cura di alessandro codegoni

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