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mercoledì 17 ottobre 2012

Luoghi da visitare: SOFIA (da Repubblica Viaggi)

In piazza Nezavisimost, se si abbassano gli occhi si vedono gli scavi romani e alzandoli invece si osservano gli imponenti palazzi della burocrazia socialista. Per apprezzare Sofia - città con tanto verde, un centro di griffe italiane - bisogna avere coscienza di cosa fosse la capitale della Bulgaria prima del crollo del muro: una città grigia e problematica. Adesso, invece, altro che grigia. La capitale bulgara ha molto da offrire. Tra un passato fatto di memorie antiche e medievali, le recenti memorie sovietiche e un presente di grande vitalità.


Il lungo viale Zar Osvoboditel (il Liberatore) conduce al cuore religioso della città, passando per Plostad Batenberg, una delle piazze delle sfilate di regime, ora trasformata, con il Palazzo Reale da un lato e un bel giardino su cui affaccia anche il Teatro Nazionale. Fontane, orchestrine e parco giochi con tanti bambini sono l’ideale per una pausa pranzo in uno dei bar all’aperto. Sul giardino affaccia anche il ristorante del Grand Hotel Sofia: per un zuppa di patate, una ricca insalata e una bevanda si spendono 20-30 Lev (10-15 euro). La più piccola e preziosa Santa Sofia, fatta costruire dall’imperatore Giustiniano, e la trionfante e ben più grande e recente chiesa Alexandr Nevski sono il cuore religioso della capitale. Nella grande piazza prospiciente la chiesa di Alexandr Nevski anche un mercatino con icone religiose (imitazioni), modernariato militare e vecchie macchine fotografiche.


Il furore della distruzione dei simboli del passato regime ha trovato un’interessante razionalizzazione nel Museo Totalitarian Art, sito in periferia (10 lev per andare in taxi, uno solo con la metropolitana modernissima, fermata Dimitrov, un chilometro dal museo). Anche questa è una passeggiata nella storia recente. Nel giardino si trovano molte statue e teste di Lenin, ritratto sempre nella classica posa cupa e pensierosa, lo sguardo lontano; e anche la famosa stella sull’ex palazzo del partito, strappata via con un elicottero.


Nella mostra statue piccole di Stalin e quadri della rivoluzione socialista. È una visita (10 lev) che vale la pena. Una passeggiata sul Bulevard Vitosha (dal nome della grande montagna di 2290 metri che domina la città) può iniziare dal centro, dalla chiesa (Carkva) Sveta Nedelja, dove lo Zar Boris nel 1925 subì un attentato dei rivoluzionari (morirono 123 persone, ma non il sovrano), per proseguire tra hotel, vetrine di lusso e ristoranti, verso lo Juzen Park dominato dal grande Palazzo della Cultura. Molto vivace anche il quartiere ricco di mercatini e giardini ai due lati del viale.


Nel 441 fu saccheggiata dagli Unni, quindi ricostruita da Giustiniano. Fu città bulgara dal VII sec., ma nel 1018 fu presa dai Bizantini. Ritornò bulgara alla fine del XII sec, dove fu uno dei maggiori centri del Secondo Regno Bulgaro. Fu chiamata Triaditza dai Bizantini, Sredetz dai Slavi. Assunse l'attuale nome Sofia nel XIV sec. dalla basilica Santa Sofia. Nel 1382 cade sotto dominazione turca, sotto i quali fu un modesto centro economico. Liberata dopo la guerra Russo-Turca (1878) divenne la capitale del Terzo Regno Bulgaro nel 1879. La città si sviluppò rapidamente passando da 20.000 a 300.000 abitanti (1939).

fonte: http://viaggi.repubblica.it/articolo/sofia-roma-lenin-e-oltre/226390
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