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martedì 31 maggio 2016

Brooklyn: Eilis divisa tra due luoghi, la natìa Irlanda e l'attraente Nuovo Mondo

1952: l’Irlanda è il punto di partenza ma anche di ritorno in questo melodramma tra due mondi che è Brooklyn. La “vecchia” Europa e il “nuovo” mondo degli Stati Uniti, in quegli anni interessato da un fortissimo fenomeno migratorio. I due mondi poi non sono altro che lo specchio geografico e concreto dell’anima di Ellis Lacey che dietro le sue espressioni contenute, le lacrime arginate e i sorrisi pronunciati esprime la difficoltà di un età, la gioventù, vissuta lontano da casa e senza spalle su cui piangere.  Attratta dalla promessa dell’America, Eilis lascia l’Irlanda e le comodità della casa materna alla volta della costa di New York. 


L’inibizione iniziale dovuta alla nostalgia di casa scompare rapidamente con il coinvolgimento in una relazione che catapulta Eilis nel mondo affascinante e inebriante dell’amore. Proprio mentre sembra sul punto di iniziare una nuova vita, una tragedia familiare la riporta in Irlanda e alla vita che si è lasciata alle spalle costringendola a prendere una decisione che potrebbe segnare il suo futuro per sempre. Con il cuore diviso in due, Eilis affronta uno dei dilemmi più incredibili e complicati che caratterizzano il nostro mutevole mondo moderno: trovare il modo di far coincidere il luogo da cui proveniamo con quello in cui sogniamo di andare


Non pretende di inventare nulla Nick Hornby, il quale adatta per lo schermo la storia di un'emigrante che lotta prima contro la nostalgia e successivamente per affermare il proprio diritto a una vita indipendente. Al massimo egli vuole ripercorrere orme più grandi, lasciate da molti prima di lui. Forse proprio per la ragionevole umiltà artistica, unita alla consueta arroganza intellettuale dei suoi testi che non si vergognano di intendere i sentimenti come materia complessa che fiorisce in persone semplici, Brooklyn suona così riuscito. Del melodramma questo film così fieramente tradizionalista ha tutto, dalle malattie alle angherie fino al doppio amore e all'insopprimibile dilaniamento dell'animo, ma è anche evidente che questa celebrazione dell'America come mondo nuovo.

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