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venerdì 2 novembre 2012

Gli effetti inquinanti delle pillole contraccettive

Nel mondo oltre cento milioni di donne usano la pillola anti-concezionale. I cui residui, però, finiscono nelle fogne e vanno a inquinare fiumi e laghi con non pochi effetti sui loro eco-sistemi. L'EE2, l'etinilestradiolo, al pari di altri estrogeni, incide infatti sul sistema endocrinologo della fauna acquatica, causando ermafroditismo tra i pesci. Per questo, la Commissione Ue ha proposto di inserire l'etinilestradiolo nella lista dei prodotti farmaceutici soggetti a controlli prioritari e a norme di qualità obbligatorie.


Ma come può una pillola che serve ad evitare di rimanere incinta, rappresentare una minaccia per i pesci? Lo spiega la Brunel University che ha effettuato uno studio il quale cerca di convincere il Governo britannico a stanziare 30 miliardi di sterline per un progetto pluriennale per fare in modo di purificare l’acqua dei fiumi e dei torrenti di tutto il Paese. Ora la 'palla' è passata al Parlamento, con la Commissione Ambiente chiamata a discuterne il 5 novembre. A oggi tutto lascia intendere che l'ormone entrerà tra i prodotti a controllo prioritario, ma soggetto soltanto a monitoraggio da parte degli Stati membri. In sostanza nessun bando.

Agire sul lato dei residui non è però semplice, soprattutto per i costi. Per mettere in piedi un sistema di drenaggio con carboni attivi per l'etinilestradiolo in una città  di 250 mila abitanti costa, secondo stime inglesi, circa otto milioni di €uro e 800 mila all'anno servirebbero per il suo funzionamento. Solo per il Regno Unito, il Paese  a maggior consumo di pillole nella Unione Europea, la fattura sarebbe di oltre 30 miliardi di €uro. '' La cosa positiva '', sottolineano Vito Bonsante e Giovanni Caldara della Ong Clientearth, '' è che per la prima volta si tiene conto dei danni ambientali dell'industria farmaceutica, che a fronte di ingenti guadagni ha sempre agito in deroga alle norme ambientali ''.


La differenza tra le varie pillole in commercio sta nel dosaggio dell'Etinilestradiolo (da 50 a 15 mcg), nel tipo di progestinico usato (ogni progestinico ha effetti leggermente diversi) e nel tipo di combinazione tra i due ormoni: esistono infatti pillole in cui il dosaggio dei due ormoni è fisso per tutti i giorni dell'assunzione (pillole "monofasiche") ed altre in cui il dosaggio di uno o entrambi varia per due o tre volte a seconda dei giorni del ciclo (si parla rispettivamente di pillole "bifasiche" e di pillole "trifasiche").

Teli sintetici coprono il Presena: MeteoTrentino evita l'estinzione

Il Presena, sull'Adamello, è un ghiacciaio prossimo all'estinzione. Per prolungarne l'esistenza (o forse l'agonia), però, la Provincia di Trento, tramite MeteoTrentino, lo ha coperto con enormi teli sintetici che ne riducono lo scioglimento estivo. Il Presena, come gli altri ghiacciai alpini, patisce il riscaldamento globale. Nel 1958, la sua superficie era di 82 ettari, ridotti oggi a 32, e perde mediamente 1,5 metri di spessore l'anno. In condizioni naturali, il ghiacciaio si sarebbe già diviso in due e varie parti affiorerebbero ampie isole di roccia. Se questo non è ancora accaduto si deve ai teli stesi dai nivologi trentini che riflettono le radiazioni solari isolando il ghiaccio dalle calde temperature estive.


Il geo-tessile possiede infatti un potere riflettente più grande del ghiaccio (in genere reso scuro a dalle polveri atmosferiche). Il risultato è vistoso: quest'anno i teli hanno permesso di conservare due metri di neve sull'area protetta. Il progetto dovrebbe mantenere in vita gli impianti sciistici che proliferano sul ghiacciaio. E il Presena è stato ''scoperto'' ed è ora pronto per la prossima stagione sciistica. Ma il futuro del ghiacciaio è segnato, commenta Alberto Trenti, direttore di Meteo Trentino: '' Non è ragionevole ritenere che si possa operare all'infinito e penso che questa iniziativa non durerà più di dieci, quindici anni ''. L’obiettivo è limitare lo scioglimento della neve: “Questo telo geo-tessile ha uno spessore di quattro millimetri che racchiude delle micro bolle di aria ed ostacola il passaggio dei raggi del sole e la trasmissione di calore alla neve sottostante- spiega il responsabile del progetto per la PAT, dott. Alberto Trenti- Quest’anno sono stati stesi teli per un superficie di 90.000 metri quadri, pari a 20 campi di calcio, che hanno salvato dallo scioglimenti 130.000 metri cubi di neve: la valenza ambientale è notevole!”. 


L'utilizzo di teli geotessili è senza dubbio una strada per preservare parte di ghiacciai e per rallentare la loro scomparsa. Superata da anni la fase sperimentale, per alcune aree dei ghiacciai alpini il loro utilizzo è ormai una tecnica indispensabile per preservare parti strategiche. Il geotessile, o tessuto non tessuto, è un telo sintetico, inerte ed è così chiamato perché simile a un tessuto pur non essendo prodotto con telai che intrecciano le fibre. Esso inoltre, è leggero e molto resistente agli strappi.


Il Ghiacciaio Presena durante la Prima Guerra Mondiale è stato uno dei campi di battaglia più importanti sull fronte della Guerra Bianca in Adamello. Il ghiacciaio è stato luogo di sanguinosi conflitti tra l'impero austro-ungarico e l'Italia; ancora oggi si possono visitare i luoghi: trincee bunker e caverne per il ricovero delle truppe costruite dalle due fazioni, percorrendo il Sentiero dei Fiori.

Ricavare energia alternativa dagli spinaci: si può!

Oltre a possedere qualità utili per l'alimentazione e di conseguenza l'organismo, gli spinaci dicono la loro anche in merito alla produzione di energia elettrica in modo alternativo.


Infatti, un team di studio interdisciplinare proveniente dalla Vanderbilt University ha messo a punto un modo per combinare la proteina fotosintetica che converte la luce in energia elettrochimica negli spinaci con il silicio, ovvero la materia usata nelle celle solari. Lo scopo è produrre più corrente elettrica rispetto alle precedenti celle solari “bio-ibride” (le quali combinano piante o insetti con la tecnologia solare). La ricerca è apparsa su ''Advanced Materials''.

Quarant'anni or sono, gli scienziati scoprirono che una delle proteine coinvolte nella fotosintesi, la Photosystem 1 (PS1), continuava a funzionare anche quando era estratta dalle piante, per esempio, dagli spinaci. 


Successivamente, gli studiosi hanno scoperto che la PS1 trasforma la luce solare in energia elettrica con il 100 % di efficienza mentre l'efficienza dei dispositivi realizzati dall'uomo è meno del 40 %. Queste scoperte hanno spinto diversi scienziati in tutto il mondo a provare ad adoperare la PS1 per realizzare celle solari più efficienti. Un altro vantaggio potenziale di queste celle “bio-ibride” è dato dall'economicità e disponibilità dei materiali con cui vengono realizzate .

Il substrato di silicio è stato modificato di proposito per la proteina PS1. Sono stati impiantati atomi caricati elettricamente per modificare le sue proprietà elettriche: un processo chiamato "doping". Per creare il dispositivo, gli scienziati hanno estratto la PS1 dagli spinaci collocati in una soluzione acquosa e l'hanno versata su una superficie di silicio “dopata” con carica positiva. Poi hanno posizionato il tutto in una camera in cui è stato creato il vuoto per far evaporare l'acqua.

Geni dell’uomo di Denisova presenti anche nell’uomo moderno

Analizzando a fondo una mappatura completa del Dna dell’uomo di Denisova, un gruppo di ricercatori ha notato che alcuni suoi geni sono rinvenibili ancora oggi nell’uomo moderno. L’uomo di Denisova era uno stretto parente dell’uomo di Neanderthal. I suoi geni, a quanto pare, sono correlati soprattutto alla pelle scura e ad occhi e capelli marroni.

Lo studio è stato svolto dagli scienziati dell’Istituto di Antropologia dell’Evoluzione del Max Planck a Lipsia, guidati da Svante Paabo. La ricerca ha anche messo in evidenza che si tratta di coloro che vivono nelle isole del Sud-Est asiatico, compresi malesiani e aborigeni australiani, i quali condividono più geni con gli uomini di Denisova.


La ricerca è stata possibile confrontando il Dna dell’uomo di Denisova con il genoma dell’uomo di Neanderthal e undici uomini moderni provenienti da luoghi diversi della Terra. Le analisi mostrano anche che le variazioni genetiche degli uomini di Denisova erano estremamente basse, più basse rispetto agli uomini moderni, suggerendo che sebbene questo gruppo di uomini arcaici fu presente in larghe regioni dell’Asia il gruppo non crebbe mai molto numericamente. I resti appartenevano a una ragazza di un gruppo di esseri umani arcaici sconosciuto fino ad allora e che fu chiamato uomo di ‘Denisova’ dal luogo in cui furono trovati i frammenti.


Documenti fossili dell’uomo di Denisova ce ne sono pochi, dicono gli scienziati, l’esistenza di questo gruppo venne alla luce soltanto nel 2010, quando fu analizzato il Dna estratto da un pezzo di un osso di un dito e due molari scoperti nella grotta di Denisova sui monti Altai della Siberia meridionale.

A Catania nasce la prima centrale solare termodinamica

Nel catanese tra 3 anni sorgerà una centrale solare termodinamica, la prima al mondo. A realizzarla sarà Enel Green Power, che ha già pronto il piano d'azione e sta richiedendo le autorizzazioni per il progetto. La struttura è da trenta mega-watt, darà energia pulita a quarantamila famiglie siciliane, e riuscirà a produrre oltre il 60% di quanto riesce a produrre una centrale a combustibili fossili e persino il doppio del solare fotovoltaico. 


Tutto merito del sole siciliano, di cui l'impianto sfrutterà l'energia: ieri a Palermo è stata infatti siglata la “Carta del Sole” per consacrare l'impegno a mettere a punto il progetto. A firmarla, sono stati i responsabili di Anest (Associazione nazionale per l’energia solare termodinamica) e Fred Sicilia (Forum regionale energia distribuita) insieme al Ministero dell'Ambiente, Confindustria e Fondazione Sicilia. In senso tecnico la struttura si chiama "centrale a solare termodinamico e integrata a biomasse":il costo è di duecento milioni di euro, occuperà 150 persone e per costruirla ci lavoreranno mille operai in 3 anni.


Un impianto di questo genere (“a sali fusi”) già esiste: è il modello realizzato da Enea ed Enel nell'impianto "Archimede" a Priolo Gargallo, per un potenza di soli cinque megawatt. Quello catanese sarà il primo caso di centrale di maggiori dimensioni, a misura di città. Perché su un metro quadrato di terreno assolato nella regione sicula si possono ottenere due megawattora l’anno, rispetto alla media di 1,6 del resto d'Italia. Ovvero, è sufficiente una zona di un km quadrato per soddisfare le esigenze elettriche domestiche di più di ventimila famiglie (l’equivalente di una cittadina grande come Viterbo o Savona) installando una potenza di più di 20 megawatt.

giovedì 1 novembre 2012

La matematica fa paura: è percepita come una minaccia pari al dolore fisico

Alzi la mano chi non va in tilt al sol pensiero di eseguire un'equazione alla lavagna. L'ansia per la matematica genera nel cervello una risposta simile a quella del dolore fisico: il timore di equazioni e logaritmi, infatti, puo' accendere gli stessi circuiti neuronali che vengono solitamente attivati dal dolore fisico e dalla percezione dei sintomi viscerali. Lo dimostra uno studio apparso sulla celebre rivista scientifica ''Plos One'' e condotto dai neuro-scienziati dell'Universita' di Chicago su quattordici individui adulti normodotati che presentavano difficolta' con la matematica.


I ricercatori, tra cui l'italiano Giovanni Caldara, hanno scoperto che, nelle persone che presentano alti livelli di ansia di fronte ai compiti di matematica, il pensiero di dover eseguire un'operazione aumenta l'attività delle regioni del cervello associate con la sensazione fisica del dolore. Maggiore è l'ansia da matematica, più l'attività di queste aree cerebrali diventa febbrile se, ad esempio, il compito di matematica viene anticipato. Insomma, secondo i ricercatori con questo studio «noi forniamo la prima prova neurale che indica la natura dell'esperienza soggettiva dell'ansia da matematica». 


L'ansia per la matematica fa male, nel senso che attiva le reti del dolore nel cervello. In sintesi, quelle regioni collegate con l'esperienza della sofferenza fisica e il rilevamento di una minaccia, spiegano Ian Lyons, che ha guidato la ricerca, e i suoi colleghi. Ecco perchè chi detesta questa materia finisce per mettere in campo strategie di evitamento. La paura della matematica non è affatto uno scherzo.


Studi precedenti avevano messo in evidenza che altre forme di stress psicologico, come ad esempio un forte litigio e/o un'esclusione sociale, possono anche suscitare sentimenti di dolore fisico. Questo studio esamina però in particolare la risposta dolorosa associata all'anticipazione di un evento ansiogeno. Semplicemente anticipando un evento spiacevole, spiegano gli studiosi, si possono attivare le regioni neurali coinvolte nel dolore fisico. Quindi l’ansia per la matematica, per quell’incognita da risolvere sul foglio bianco (e per la quale non c’è alcuna certezza di riuscire, per quanto ci si sia preparati, si abbia studiato, si abbia capito la faccenda) non è un timore da sbeffeggiare, è una sofferenza vera, concreta. Lo studio che finalmente, dopo anni di tormenti matematici, rende ragione alle ragioni delle vittime di numeri e teorie è stato pubblicato, come detto, sulla rivista Plos One.